LE FIABE DEI NEOLIBERISTI SONO NARRATE DA LINGUE BIFORCUTE.

I #giovani, come gli #anziani e tutta la gradazione anagrafica dei #lavoratori, sono ad un bivio: o accettano la falsa coscienza che viene proposta dal #pensierounico dei #massmedia, o iniziano ad #INDIGNARSI E #RIBELLARSI a chi li vorrebbe servi in #lotta, l’un contro l’altro, per i residui di #ricchezza che cadono dalle tavole dei #padroni. Per far ciò non vi è che uno strumento, la #POLITICA, il solo mezzo che consente di ottenere con la #lottacomune risultati per tutti.

Futura Umanità, il blog di Marco Bizzoni

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“C’era una volta…” così iniziavano le fiabe per bambini, divenute tali dopo aver esaurito la loro funzione di spiegazione delle credenze nelle società più antiche. Oggi, nell’era del totus oeconomicus, il prof. Giavazzi, sul Corriere della Sera1 riprende il genere, affrontando la ripercussione in termini di costi economici sulle generazioni future, nel caso si mantenga immutato l’attuale modello si sviluppo capitalista. Il professore entra nel vivo della sua fiaba economica con questa frase: «Professore, perché dovremmo farci noi carico dei debiti accumulati dalla vostra generazione? Quelle spese vi hanno consentito di vivere al di sopra dei vostri mezzi, mentre noi non ne abbiamo tratto alcun beneficio…». Da anni questo è l’incipit favorito dei chierici della religione neoliberista. Il professore, da credente e sacerdote dell’ideologia suddetta, non ha potuto far altro che ammettere che le facili risposte dell’economia borghese potevano dare altre interpretazioni ma che comunque esse sarebbero state false.

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Landini nel bus delle braccianti

di Lello Saracino

Tre di notte, Francavilla Fontana. Le donne sono già in piazza. Tutte hanno delle buste di plastica, quelle della spesa: dentro un cambio di indumenti, acqua, un panino, per affrontare la lunga e calda giornata. La più giovane avrà meno di 30 anni, la più grande oltre i 50. Attendono al buio, in strada, decine e decine di pullman da 50 posti. Qui il caporalato viaggia su mezzi granturismo ma le condizioni di lavoro, di salario di piazza, non sono tanto diverse da quelle dei braccianti stranieri che affollano i “ghetti” della Capitanata. Nessuno rispetta i contratti da 50-60 euro a giornata, quando va bene ne prendono la metà.

Francavilla Fontana è il centro di raccolta, arrivano da tutti i comuni del territorio spesso su minibus, il caporalato funziona come un vero e proprio tour operator. Si parte presto perché si arriva fino alle campagne del Metaponto o del Barese. Si va dove c’è lavoro, che siano la raccolta delle fragole, dell’uva o le aziende di trasformazione dei prodotti agricoli.

Ha voluto conoscere da vicino questo fenomeno il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, in Puglia per una due giorni di iniziative.

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Massimo Fini: “Lula e i Cinque Stelle, socialismi diversi ma uniti contro il Dio Mercato”

In parte è vero e condivisibile, hanno fatto qualche cosa che avremmo dovuto fare noi.Non fermatevi al titolo.

infosannio

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Contro il neoliberismo, contro i nazionalismi

Le prossime elezioni europee rappresentano una sfida molto alta: costruire uno spazio politico alternativo sia alla prosecuzione delle politiche neoliberiste, causa di disuguaglianze e povertà, sia al crescere della barbarie dei razzismi e dei nazionalismi.
Uno spazio a disposizione di quei movimenti che oggi costituiscono la principale speranza su scala planetaria: il movimento delle donne che partendo dalla denuncia della violenza maschile mette in discussione tutte le forme di dominio – di sesso, di classe, di culture -, ed il movimento per il clima e l’ambiente che vede una generazione di ragazze e ragazzi pretendere un futuro per la terra e le specie viventi, quindi un cambiamento radicale del modello di sviluppo. Uno spazio a disposizione di chi nel nostro paese in questi anni ha condiviso l’impegno per la difesa e l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, le lotte per la difesa dei beni comuni e i diritti civili e sociali, l’opposizione alle “riforme” neoliberiste a partire da quella delle pensioni, alle privatizzazioni, alla precarizzazione del lavoro. Uno spazio per chi si schiera da anni contro xenofobia e razzismo nelle mobilitazioni e nella solidarietà attiva.
L’Europa che vogliamo costruire si fonda sulla democrazia reale e sull’autodeterminazione di donne e uomini; sulla giustizia sociale, ambientale e fiscale; sulla redistribuzione della ricchezza e del lavoro; sulla riconversione ambientale e sociale dell’economia; sul diritto al reddito e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla solidarietà contro le politiche securitarie e di respingimento delle e dei migranti; sulla pace, il disarmo e la cooperazione internazionale.
Per questo è necessario rompere la gabbia neoliberista definita dai trattati e porre fine alle politiche di austerità, che hanno aumentato le disuguaglianze sociali nei paesi della UE e gli squilibri fra paesi dell‘Unione, fornendo terreno fertile per i tanti imprenditori della paura e dell’odio, facendo risorgere nazionalismi, xenofobia, razzismo.
Lavoriamo in Italia ed in Europa per la confluenza di tutte le soggettività politiche, culturali, sociali, civiche e di movimento, che si battono per l’uguaglianza, la solidarietà, l’umanità, con un programma i cui punti fondamentali si articolano a partire dalla piattaforma del Partito della Sinistra Europea.

1  NO alla UE delle élites e dei tecnocrati, per la rifondazione democratica dell’Europa.

Oggi nell’Unione Europea, gli effettivi poteri sono concentrati nella Commissione e nel Consiglio, a scapito del Parlamento, solo organo elettivo. La Banca Centrale Europea non risponde a nessun organismo democratico. Sono gli esiti fallimentari dell’idea che l’unità europea si potesse costruire a partire dal mercato unico e dal suo allargamento, che ci ha portato all’impianto neoliberista dei trattati, peggiorato durante la crisi dall’intervento della Troika e da nuove misure restrittive. La recente proposta di Aquisgrana ribadisce il primato dell’asse franco-tedesco, accentuando la militarizzazione della Ue e dei suoi confini.
Siamo per la radicale rifondazione democratica dell’Europa.
Va abolita la Troika. Vanno ampliati i poteri del Parlamento Europeo a scapito degli organismi intergovernativi come il Consiglio e la Commissione. La Banca Centrale Europea deve essere sottoposta al potere di indirizzo del Parlamento Europeo. Vanno potenziate tutte le forme di espressione e di democrazia diretta dei cittadini su scala europea.
Il nostro obiettivo è quello di aprire subito un percorso costituente per un’Europa federale che ponga alla sua base i diritti sociali, civili, di libertà, delle persone.

2  STOP austerità e neoliberismo: cancellare il Fiscal Compact, disobbedire ai trattati.

Oggi di fronte al rischio dell’esplodere di una nuova bolla finanziaria continuare con le politiche di austerità è totalmente irresponsabile. La risposta non può che essere la disobbedienza ai trattati per imporre una svolta e difendere i diritti di tutte e tutti.
Il Parlamento europeo pochi mesi fa ha rifiutato di inserire nei trattati il Fiscal Compact, ma la Commissione continua a applicarne i parametri folli. Parametri che per quel che riguarda l’Italia, considerano “naturali” gli attuali livelli di disoccupazione, oltre il 10%.
Il Fiscal Compact deve essere cancellato. Così come deve essere eliminato dalla Costituzione italiana il principio del pareggio di bilancio.
Vanno radicalmente riscritti i trattati, cambiando i parametri arbitrari di Maastricht e cancellando i principi fondativi del neoliberismo che li ispirano, quali la competitività, la libera circolazione dei capitali senza alcuna regolazione della finanza speculativa.
Vanno trasformati missione, ruolo, strumenti della BCE: il suo obiettivo deve diventare la piena e buona occupazione, deve rispondere agli indirizzi del Parlamento europeo, deve essere prestatore di ultima istanza, contrastando in questo modo ab origine il ricatto della speculazione e dello spread. Va istituita un’agenzia di rating pubblica per sottrarsi al solo giudizio di quelle private attualmente operanti. Vanno avviate commissioni di audit sulla formazione del debito che, come nel caso italiano non è dovuto a eccesso di spesa sociale ma alla separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia avvenuto nel 1981.
Va promossa una conferenza internazionale, per la ristrutturazione del debito, come è successo con il taglio del debito tedesco dopo la II Guerra Mondiale.

STOP paradisi fiscali, STOP finanza tossica

La UE calcola che ogni anno si perdano oltre 1000 miliardi di euro tra evasione ed elusione fiscale. I paradisi fiscali sono anche dentro l’Europa, in Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda.
E’ urgente una bonifica del sistema finanziario. Il valore dei derivati è oggi superiore di 3 volte a quello del 2008, 33 volte il Pil mondiale. Nella UE della libertà assoluta di movimento dei capitali, la finanza speculativa non ha nessuno controllo.
Per questo proponiamo di:
• armonizzare i sistemi fiscali secondo criteri di progressività e introducendo una patrimoniale che si applichi a tutte le forme di ricchezza mobiliari ed immobiliari
• vietare tutte le transazioni con i paradisi fiscali anche quando si tratta di stati membri della UE, sanzionando le banche che hanno relazioni con i paradisi fiscali;
• introdurre un’aliquota minima sulle società del 25% in tutti gli Stati membri. Tutte le multinazionali, con particolare riguardo a quelle del web, devono garantire piena trasparenza delle loro attività attraverso la rendicontazione paese per paese e pagare le tasse dove realizzano un profitto;
• introdurre una vera tassazione sulle transazioni finanziarie a solo fine speculativo, ovvero la Tobin Tax e il controllo sui movimenti dei capitali;
• attuare una drastica limitazione dei derivati, proibire le vendite allo scoperto;
• separare in modo netto le banche commerciali da quelle di investimento.

4  STOP TTIP, per un commercio equo e sostenibile.

Va abolita l’istituzione di commissioni arbitrali private, uno spazio giuridico sottomesso alle leggi del mercato, a cui le grandi multinazionali potranno denunciare le istituzioni pubbliche che con norme di protezione del lavoro o dell’ambiente, a loro avviso compromettano la remunerazione degli investimenti.
I parlamenti nazionali, fra cui quello italiano non devono ratificare l’approvazione avvenuta in sede europea del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Canada e UE, né va consentito alla Commissione UE di forzare nuovamente per l’approvazione del TTIP.
Le politiche commerciali europee devono all’opposto essere subordinate al rispetto dei diritti del lavoro e alla salvaguardia della natura, attraverso la definizione di standard retributivi, dei diritti, ambientali.

5  Un Green New Deal per la natura, il clima, la transizione ecologica dell’economia.

Secondo l’IPCC, International Panel on Climate Change dell’ONU, abbiamo un decennio per vincolare i governi a scelte energetiche, produttive, economiche, che contengano l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi, prima che il cambiamento climatico diventi incontrollabile e distruttivo. Per la loro vita e il futuro di tutti, si sono mobilitati i giovani di tutto il mondo.
Il nostro obiettivo è che L’Europa entro il 2030 riduca le emissioni di gas serra del 65%, il consumo di energia del 40%, e perché il 45% dell’energia venga da fonti rinnovabili.
Per questo motivo proponiamo un programma di riconversione ecologica con investimenti nelle filiere industriali, dei trasporti, dell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, pari ad almeno il 3% del Pil europeo, che si può finanziare con buoni emessi dalla Banca Europea degli investimenti e sostenuti dalle Banche Centrali Europee. Non abbiamo bisogno di un superministro delle finanze, ma di una capacità di indirizzo e di controllo da parte del Parlamento europeo sull’allocazione delle risorse. In questo modo si può rilanciare l’indispensabile intervento pubblico in economia, per orientarla alla riconversione.
Il Piano interverrà anche per la salvaguardia dal rischio sismico e idrogeologico, coinvolgendo nella progettazione e nella gestione le comunità locali e i territori.
Bisogna impedire i processi privatizzazione, inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali, ed all’opposto difendere ed estendere i beni comuni.
Bisogna bloccare le grandi opere inutili e dannose, come la TAV Torino-Lione.
Un nuovo sviluppo e valorizzazione dell’agricoltura vanno perseguiti attraverso una difesa delle biodiversità, quindi opponendosi agli Ogm, difendendo le aree agricole dalla cementificazione, ripopolando le zone rurali interne, valorizzando le produzioni mediterranee.
Contemporaneamente vanno difese le risorse del mare, combattendo l’inquinamento e la pesca eccessiva e incontrollata.

6  Un lavoro e una vita buona per tutt@: 32 ore a parità di salario, salario minimo europeo, reddito di base, welfare.

Il Green New Deal è un piano per la transizione ecologica che creerà nuova occupazione. Ma il salto tecnologico in corso, continuerà a sopprimere posti di lavoro e creare disoccupazione e sottoccupazione, che il sistema non è in grado di compensare come in parte avveniva in passato.
Per questo proponiamo la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario, modificando la direttiva europea sulle condizioni e gli orari di lavoro, che definisce gli standard minimi da rispettare per tutti gli stati membri.
Il che significa anche rimettere in discussione le controriforme pensionistiche che ovunque in Europa hanno aumentato l’età della pensione.
E’ necessario definire un salario minimo orario a livello europeo, con l’armonizzazione dei contributi, che contrasti i processi di dumping sociale.
Proponiamo inoltre l’introduzione di una “scala mobile” europea, cioè un sistema di indicizzazione automatica dei salari in tutta Europa.
Il lavoro a tempo determinato e altre forme di contratti atipici devono essere l’eccezione e non la regola. Il contratto di lavoro europeo deve essere quello a tempo indeterminato, che garantisca tutti i diritti minimi, da quello alla malattia, alla maternità, alle ferie, al riposo settimanale.
L’obiettivo della piena e buona occupazione non è affatto in contrasto con la necessità di istituire un reddito di base, che garantisca il diritto all’esistenza, e sia fissato al 60% del valore del reddito mediano di ogni paese.
La definizione di standard sanitari, educativi, per il diritto all’abitare, sono gli altri pilastri necessari per un welfare europeo, che non solo blocchi le privatizzazioni in corso, ma riaffermi la responsabilità pubblica nei processi di riproduzione sociale, contrastando la perdurante penalizzazione delle donne e le asimmetrie di genere.

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Come avevamo annunciato ieri sera, Maurizio Landini sarà il nuovo segretario generale della Cgil. L’accordo, trovato nella notte, prevede la presenza di due vicesegretari, Vincenzo Colla e Gianna Fracassi. La segreteria sarà a 10, sette persone espressione della maggioranza di Susanna Camusso e tre per l’area più riformista. Oltre a Colla, sarà riconfermato Roberto Ghiselli. […]

via C’è l’accordo, Landini segretario — Fortebraccio

Potere al Popolo. Rifondazione sta ferma e cammina

Il Blog Di Giuseppe Aragno

Hai votato. Ti dicono il risultato, ti fai un’opinione, sai che altri ne avranno una diversa dalla tua e va bene così. E’ nella logica delle cose, e si può dire che è una fortuna: se avessimo tutti la stessa opinione su tutto, il mondo sarebbe una gabbia di matti.
Una certezza ce l’hai: al di là delle interpretazioni che ognuno darà della faccenda, dopo la votazione Potere al Popolo ha finalmente uno Statuto. E’ un punto fermo. Ora – ti dici – andremo rapidamente avanti, perché da qualunque parte la guardi questa amara vicenda, su un punto almeno siamo d’accordo tutti: è ora di piantarla. Polemiche a scontri pubblici in un Coordinamento che nessuno ha mai eletto hanno prodotto danni evidentemente gravi. Non è più tempo di due verità contrapposte. Chi non è nel Coordinamento non ha alcuna possibilità di giudicare. C’è solo un modo per uscirne: organizzarsi, così…

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