Potere al Popolo. Rifondazione sta ferma e cammina

Il Blog Di Giuseppe Aragno

Hai votato. Ti dicono il risultato, ti fai un’opinione, sai che altri ne avranno una diversa dalla tua e va bene così. E’ nella logica delle cose, e si può dire che è una fortuna: se avessimo tutti la stessa opinione su tutto, il mondo sarebbe una gabbia di matti.
Una certezza ce l’hai: al di là delle interpretazioni che ognuno darà della faccenda, dopo la votazione Potere al Popolo ha finalmente uno Statuto. E’ un punto fermo. Ora – ti dici – andremo rapidamente avanti, perché da qualunque parte la guardi questa amara vicenda, su un punto almeno siamo d’accordo tutti: è ora di piantarla. Polemiche a scontri pubblici in un Coordinamento che nessuno ha mai eletto hanno prodotto danni evidentemente gravi. Non è più tempo di due verità contrapposte. Chi non è nel Coordinamento non ha alcuna possibilità di giudicare. C’è solo un modo per uscirne: organizzarsi, così…

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Le 2 proposte per lo Statuto di Potere al popolo

Di Alessandro Bartoloni

Il 9 settembre sono state pubblicate le due bozze definitive degli statuti di Potere al popolo elaborate in seno al Coordinamento Nazionale Provvisorio (CNP). Salvo auspicabili ripensamenti, i due documenti saranno sottoposti a votazione elettronica, insieme agli eventuali emendamenti il 6 e 7 ottobre. A votare potranno essere tutti coloro che hanno compiuto 14 anni ed hanno aderito al manifesto politico, versato la quota di 10 euro e compilato il relativo modulo tramite la piattaforma informatica.

Gli statuti elaborati sono due e questo è il primo e principale segno di debolezza e di inadeguatezza dell’attuale gruppo dirigente che, portandoci alla conta su testi contrapposti invece che su alcune questioni tramite emendamenti, rischia di sfasciare quanto di buono costruito fin qui. Due documenti contrapposti che non sono accompagnati da nessun documento politico – quando logica vorrebbe che la discussione sull’organizzazione segua quella sulla politica e non viceversa – e a cui non si sa quanti emendamenti è possibile presentare e come. Senza considerare che a Roma e forse altrove, stanno emergendo statuti alternativi.

Per quanto riguarda il contenuto dei documenti, entrambi presentano un’introduzione politica cui segue la struttura organizzativa [1]. Questo articolo compara i principi politici; in altri due articoli comparerò la struttura organizzativa sui territori e quella nazionale, consapevole che, parafrasando Marx, ogni passo di movimento reale è più importante di una dozzina di statuti.

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Potere al popolo e sinistra

di Domenico Moro e Fabio Nobile (CPN – Partito della Rifondazione Comunista)

La questione vera è rappresentata dai contenuti e dalle proposte

La discussione nella sinistra radicale continua spesso a concentrarsi più sui contenitori politici piuttosto che sui contenuti e il posizionamento di classe. In realtà, siamo convinti che le forme debbano essere dialetticamente connesse alla sostanza e quindi ai contenuti , la cui chiara definizione è centrale in vista della importantissima scadenza delle prossime elezioni europee. Bisogna fare uno sforzo di innovazione nell’analisi e nella proposta politica, perché molte cose, intorno a noi, sono cambiate. L’Italia presenta una situazione politica inedita: è l’unico Paese in cui non è al governo alcun partito afferente a uno dei due storici raggruppamenti europei, il Ppe e il Pse. Certamente il bipartitismo tradizionale, basato sull’alternanza centro-sinistra/centro-destra è in crisi in tutta l’Europa eurista, dove partiti di lunga trazione, come il partito socialista francese, non esistono più. Ma solo in Italia il bipartitismo tradizionale è collassato e per la prima volta sono al governo due partiti, il M5S e la Lega, entrambi euroscettici e fautori di politiche anti-immigrazione.

La fase attuale
La situazione dell’area politica di sinistra radicale, a sinistra del Pd, non è mai stata così confusa, le posizioni sono molte e variegate, comprese tra due estremi autolesionistici e politicamente suicidi. Uno secondo cui è giusto appoggiare o comunque aprire una linea di credito al governo Lega-M5S, in funzione anti-Europa a egemonia tedesca e/o anti-capitale transnazionale, e un altro secondo cui si sia ormai alle soglie del fascismo e che quindi bisogna allearsi con tutti quelli che ci stanno, magari anche con il Pd o quantomeno con personaggi che vi erano fino a ieri. La cosa bizzarra è che il modello del comitato di liberazione nazionale pare essere il modello politico di riferimento degli impropriamente detti sovranisti e degli europeisti “a ogni costo”.
Purtroppo, il dibattito non è sempre basato sull’analisi della situazione concreta, cui si spesso si sostituisce l’invettiva con accuse reciproche, che divaricano le posizioni, disgregando ancora di più l’area della sinistra. Questa deriva è visibile in particolare sulla questione dell’uscita dall’euro e sull’immigrazione. L’euro non è una imposizione della Germania, per la sua conquista “pacifica” dell’Europa. L’euro nasce primariamente come strumento di tutto il capitale europeo, soprattutto del suo strato superiore (quello di grandi dimensioni e internazionalizzato), per modificare a proprio favore e a sfavore del lavoro salariato i rapporti di forza ereditati dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma i cambi fissi e l’austerity, allargando i divari tra Paesi e riducendo il mercato interno, incentivano anche la competizione tra stati e capitali e quindi la tendenza imperialista dei paesi europei. In effetti, lo stato nazionale non viene indebolito né tantomeno abolito. Il suo meccanismo di funzionamento viene rimodulato, dando maggiore forza agli esecutivi a scapito dei parlamenti, ma soprattutto (o solamente) per quanto riguarda la definizione delle politiche economiche e sociali.

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Gli utili idioti

“I fatti stanno lì a dimostrarlo: con il 32% sono finiti a fare gli utili idioti di un partito col 17% che da solo non avrebbe mai potuto governare.
Ma non basta: in due mesi hanno portato la Lega ad essere il primo partito italiano. Partito che, se si votasse oggi, avrebbe il 29% contro il 28% dei grillini.”

Gian Luigi Ago(rà)

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Tutti si meravigliano che i 5 Stelle non dicano niente riguardo alle uscite di Salvini, vero Capo del Governo, come quella della “pacchia”, del censimento dei rom e del conseguente “quelli italiani purtroppo ce li dovremo tenere“, della “crociera” dell’Aquarius, ecc.

Il motivo per cui ci si meraviglia si basa su un equivoco che dura da cinque anni: l’equivoco per cui il Movimento 5 Stelle abbia comunque anche degli obiettivi giusti e condivisibili (cfr. l’analogo ragionamento “anche Mussolini ha fatto delle cose buone” non a caso espresso da molti esponenti del M5S); inoltre dal fatto del loro essere giovani, non politici, sedicenti onesti e quindi portatori in ogni caso di un cambiamento.
Insomma il ragionamento alla Travaglio del “peggio di quanto hanno fatto quelli di prima non pstranno fare”.
Stiamo vedendo…

Questo equivoco ha portato molti di sinistra a votarli pensando che…

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“La sinistra scenda dal Palazzo per tornare tra la gente!”

Se la #sinistra vuol dire qualcosa, e ha tanto da dire, deve scendere dal Palazzo e tornare tra la gente perché è lì che deve stare.

di VALENTINA PENNACCHINI

Il 4 marzo ha decretato la fine di un progetto politico morto da tempo e mai sepolto.

Non ha perso Renzi, ha perso una narrazione di cui il giovane-vecchio di Rignano è solo l’ultimo tassello. Ad essersi macchiati indelebilmente la “fedina penale” sono stati in molti: quelli che dopo aver subito il sonno della ragione – sempre che la ragione sia stata una loro prerogativa – si son svegliati tardi, quando il punto di non ritorno era stato ampiamente superato, e quelli che hanno svenduto una linea politica alternativa in vista di una poltrona che a posteriori non è arrivata.

Il 3,3% di Liberi e Uguali è impietoso e parla chiaro quanto il 19% del Pd. Stupirsi dell’ultimo atto (forse) di Renzi è una ingenuità. Renzianamente parlando, “muoia Sansone con tutti i filistei”.

Peccato muoia la sinistra che, nell’immaginario collettivo di un popolo forse distratto ma…

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Perché Potere al Popolo

cianfrusaglia

Dopodiché la smetto e ricomincio a pubblicare poesie.

Però, dopo aver dato le mie indicazioni di voto per Potere al Popolo (nome brutto, ma partito tutt’altro che populista, del quale invito a leggere il programma), vorrei invitarvi a guardare questo video, tratto dalla trasmissione di Rai 2Conferenza Stampa, nel quale Viola Carofalo, «capo politico» di Potere al Popolo commenta alcuni punti del programma.

Il video dura una quarantina di minuti, ma onestamente vale la pena di vederlo per intero. Viola Carofalo è competente, preparata e chiara, e io mi confermo nell’idea che questa volta il voto possa portare, oltre al disastro assoluto del governaccio che guiderà il Paese, almeno un poco di speranza nel reintrodurre in Parlamento una forza politica desiderosa di lottare per i diritti degli ultimi, contro le politiche neoliberiste oggi dominanti.

Buona visione (e buon voto!).

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#PotereAlPopolo, la sinistra che pensa al dopo

«Noi siamo già una federazione, un processo costituente in quanto tale già aperto e che di certo può aprirsi ancora di più nel futuro»

Daniela Preziosi per il manifesto

Una giornata di riflessione sulla sinistra post voto del 4 marzo. Suona paradossale cominciare a organizzare il «dopo» prima di conoscere il risultato delle elezioni, dunque prima di aver «pesato» le forze e le energie in campo, l’opinione dei cittadini votanti. Ma non la pensa così il gruppo dei firmatari dell’appello e dell’assemblea «Parte costituente, proposte per la Costituente del soggetto dell’alternativa» che si sono dati appuntamento domenica a Roma, alla Casa internazionale delle donne. Volutamente prima delle urne, anche se «non a prescindere», giurano.

Sono un nucleo di dirigenti e militanti di Sinistra italiana, per lo più marchigiani e abruzzesi, «ma anche indipendenti, appartenenti all’area dell’Altra Europa con Tsipras, che, più o meno tutti, hanno incrociato nel recente passato l’esperienza del Brancaccio». Fallita la quale non hanno condiviso la nascita di Liberi e uguali – anzi ne prevedono il rapido deragliamento – e votano Potere al popolo.

Non tutti i partecipanti fanno questa analisi e e questa scelta. In ogni caso l’assemblea di domenica guarda oltre la scadenza elettorale e propone da subito la nascita di un «soggetto della sinistra d’alternativa, anticapitalista, radicale ma maturo, capace di coniugare prospettive e immediatezza», così la spiega Edoardo Mentrasti, uno degli organizzatori, «un animale strano a mezz’aria fra il sociale, il culturale e il politico», questa invece la definizione di Sergio Zampini. Ad adesioni individuali («una testa un voto» era la formula usata in esperienze precedenti) e senza sciogliere le organizzazioni preesistenti.

È presto per sapere se avrà miglior sorte delle diverse creature federative che le sinistre hanno consumato nello scorso decennio, dopo elezioni perse o persino vinte. Una delle differenze fra le storie andate e la vicenda di oggi è però cruciale: la nascita della lista Potere al Popolo, «un processo costituente in quanto tale già aperto e che di certo può aprirsi ancora di più nel futuro», spiega Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione comunista e candidato.

Pap ha già in programma un’assemblea nazionale a metà marzo per decidere le modalità di prosecuzione del lavoro. Le due cose possono coincidere?

«Potere al popolo è un soggetto ’radicale e maturo’ basato sul mutualismo», spiega Salvatore Prinzi dell’ex Opg Je so’ pazzo, il centro sociale napoletano epicentro della lista. «Dopo il 4 marzo Pap ci sarà e saremo ben felici di allargarla. La nostra è già l’esperienza di una federazione di realtà di base e forze politiche istituzionali insieme a pezzi di sindacato, non solo di base ma anche Rsu e Cgil». «Ma su una cosa siamo stati sempre chiari anche fra noi: andremo avanti, abbiamo deciso di utilizzare la scadenza elettorale soprattutto per costruire la rete e l’organizzazione del dopo». Non è un caso che il lavoro organizzativo nazionale è affidato a un gruppo di giovani dirigenti non candidati nelle liste, liberi di tessere la rete dei soggetti senza per questo sguarnire il fronte dei collegi.

I firmatari della convocazione di domenica propongono da subito un «processo costituente» anche in vista delle europee del 2019. E qui si porrà un tema cruciale per la collocazione di un eventuale soggetto politico. Sulle prospettive, sull’idea stessa di Unione c’è una linea di confronto ruvido che attraversa tutte le sinistre europee, dalle posizioni più europeiste a quelle che bordeggiano il sovranismo e il ritorno ai confini e alle monete nazionali. Discussione aperta anche in Italia, che presto impatterà sulle altre questioni – e c’è da scommettere che non saranno poche – che investiranno le sinistre nel post-voto.

Link all’articolo

viola-carofalo-potere-al-popolo

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Potere al Popolo ! — Prc Brescia

Non sarà facile vincere la battaglia. Non sarà facile combattere la cupa rassegnazione che ha inghiottito tanti e tante che non credono più nella possibilità di cambiare le cose, di invertire la deriva della propria vita, di costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri figli, di poter immaginare che gli esseri umani […]

via Potere al Popolo ! — Prc Brescia

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