Contro il neoliberismo, contro i nazionalismi

Le prossime elezioni europee rappresentano una sfida molto alta: costruire uno spazio politico alternativo sia alla prosecuzione delle politiche neoliberiste, causa di disuguaglianze e povertà, sia al crescere della barbarie dei razzismi e dei nazionalismi.
Uno spazio a disposizione di quei movimenti che oggi costituiscono la principale speranza su scala planetaria: il movimento delle donne che partendo dalla denuncia della violenza maschile mette in discussione tutte le forme di dominio – di sesso, di classe, di culture -, ed il movimento per il clima e l’ambiente che vede una generazione di ragazze e ragazzi pretendere un futuro per la terra e le specie viventi, quindi un cambiamento radicale del modello di sviluppo. Uno spazio a disposizione di chi nel nostro paese in questi anni ha condiviso l’impegno per la difesa e l’attuazione della Costituzione nata dalla Resistenza, le lotte per la difesa dei beni comuni e i diritti civili e sociali, l’opposizione alle “riforme” neoliberiste a partire da quella delle pensioni, alle privatizzazioni, alla precarizzazione del lavoro. Uno spazio per chi si schiera da anni contro xenofobia e razzismo nelle mobilitazioni e nella solidarietà attiva.
L’Europa che vogliamo costruire si fonda sulla democrazia reale e sull’autodeterminazione di donne e uomini; sulla giustizia sociale, ambientale e fiscale; sulla redistribuzione della ricchezza e del lavoro; sulla riconversione ambientale e sociale dell’economia; sul diritto al reddito e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, sulla solidarietà contro le politiche securitarie e di respingimento delle e dei migranti; sulla pace, il disarmo e la cooperazione internazionale.
Per questo è necessario rompere la gabbia neoliberista definita dai trattati e porre fine alle politiche di austerità, che hanno aumentato le disuguaglianze sociali nei paesi della UE e gli squilibri fra paesi dell‘Unione, fornendo terreno fertile per i tanti imprenditori della paura e dell’odio, facendo risorgere nazionalismi, xenofobia, razzismo.
Lavoriamo in Italia ed in Europa per la confluenza di tutte le soggettività politiche, culturali, sociali, civiche e di movimento, che si battono per l’uguaglianza, la solidarietà, l’umanità, con un programma i cui punti fondamentali si articolano a partire dalla piattaforma del Partito della Sinistra Europea.

1  NO alla UE delle élites e dei tecnocrati, per la rifondazione democratica dell’Europa.

Oggi nell’Unione Europea, gli effettivi poteri sono concentrati nella Commissione e nel Consiglio, a scapito del Parlamento, solo organo elettivo. La Banca Centrale Europea non risponde a nessun organismo democratico. Sono gli esiti fallimentari dell’idea che l’unità europea si potesse costruire a partire dal mercato unico e dal suo allargamento, che ci ha portato all’impianto neoliberista dei trattati, peggiorato durante la crisi dall’intervento della Troika e da nuove misure restrittive. La recente proposta di Aquisgrana ribadisce il primato dell’asse franco-tedesco, accentuando la militarizzazione della Ue e dei suoi confini.
Siamo per la radicale rifondazione democratica dell’Europa.
Va abolita la Troika. Vanno ampliati i poteri del Parlamento Europeo a scapito degli organismi intergovernativi come il Consiglio e la Commissione. La Banca Centrale Europea deve essere sottoposta al potere di indirizzo del Parlamento Europeo. Vanno potenziate tutte le forme di espressione e di democrazia diretta dei cittadini su scala europea.
Il nostro obiettivo è quello di aprire subito un percorso costituente per un’Europa federale che ponga alla sua base i diritti sociali, civili, di libertà, delle persone.

2  STOP austerità e neoliberismo: cancellare il Fiscal Compact, disobbedire ai trattati.

Oggi di fronte al rischio dell’esplodere di una nuova bolla finanziaria continuare con le politiche di austerità è totalmente irresponsabile. La risposta non può che essere la disobbedienza ai trattati per imporre una svolta e difendere i diritti di tutte e tutti.
Il Parlamento europeo pochi mesi fa ha rifiutato di inserire nei trattati il Fiscal Compact, ma la Commissione continua a applicarne i parametri folli. Parametri che per quel che riguarda l’Italia, considerano “naturali” gli attuali livelli di disoccupazione, oltre il 10%.
Il Fiscal Compact deve essere cancellato. Così come deve essere eliminato dalla Costituzione italiana il principio del pareggio di bilancio.
Vanno radicalmente riscritti i trattati, cambiando i parametri arbitrari di Maastricht e cancellando i principi fondativi del neoliberismo che li ispirano, quali la competitività, la libera circolazione dei capitali senza alcuna regolazione della finanza speculativa.
Vanno trasformati missione, ruolo, strumenti della BCE: il suo obiettivo deve diventare la piena e buona occupazione, deve rispondere agli indirizzi del Parlamento europeo, deve essere prestatore di ultima istanza, contrastando in questo modo ab origine il ricatto della speculazione e dello spread. Va istituita un’agenzia di rating pubblica per sottrarsi al solo giudizio di quelle private attualmente operanti. Vanno avviate commissioni di audit sulla formazione del debito che, come nel caso italiano non è dovuto a eccesso di spesa sociale ma alla separazione del Tesoro dalla Banca d’Italia avvenuto nel 1981.
Va promossa una conferenza internazionale, per la ristrutturazione del debito, come è successo con il taglio del debito tedesco dopo la II Guerra Mondiale.

STOP paradisi fiscali, STOP finanza tossica

La UE calcola che ogni anno si perdano oltre 1000 miliardi di euro tra evasione ed elusione fiscale. I paradisi fiscali sono anche dentro l’Europa, in Lussemburgo, Paesi Bassi, Irlanda.
E’ urgente una bonifica del sistema finanziario. Il valore dei derivati è oggi superiore di 3 volte a quello del 2008, 33 volte il Pil mondiale. Nella UE della libertà assoluta di movimento dei capitali, la finanza speculativa non ha nessuno controllo.
Per questo proponiamo di:
• armonizzare i sistemi fiscali secondo criteri di progressività e introducendo una patrimoniale che si applichi a tutte le forme di ricchezza mobiliari ed immobiliari
• vietare tutte le transazioni con i paradisi fiscali anche quando si tratta di stati membri della UE, sanzionando le banche che hanno relazioni con i paradisi fiscali;
• introdurre un’aliquota minima sulle società del 25% in tutti gli Stati membri. Tutte le multinazionali, con particolare riguardo a quelle del web, devono garantire piena trasparenza delle loro attività attraverso la rendicontazione paese per paese e pagare le tasse dove realizzano un profitto;
• introdurre una vera tassazione sulle transazioni finanziarie a solo fine speculativo, ovvero la Tobin Tax e il controllo sui movimenti dei capitali;
• attuare una drastica limitazione dei derivati, proibire le vendite allo scoperto;
• separare in modo netto le banche commerciali da quelle di investimento.

4  STOP TTIP, per un commercio equo e sostenibile.

Va abolita l’istituzione di commissioni arbitrali private, uno spazio giuridico sottomesso alle leggi del mercato, a cui le grandi multinazionali potranno denunciare le istituzioni pubbliche che con norme di protezione del lavoro o dell’ambiente, a loro avviso compromettano la remunerazione degli investimenti.
I parlamenti nazionali, fra cui quello italiano non devono ratificare l’approvazione avvenuta in sede europea del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Canada e UE, né va consentito alla Commissione UE di forzare nuovamente per l’approvazione del TTIP.
Le politiche commerciali europee devono all’opposto essere subordinate al rispetto dei diritti del lavoro e alla salvaguardia della natura, attraverso la definizione di standard retributivi, dei diritti, ambientali.

5  Un Green New Deal per la natura, il clima, la transizione ecologica dell’economia.

Secondo l’IPCC, International Panel on Climate Change dell’ONU, abbiamo un decennio per vincolare i governi a scelte energetiche, produttive, economiche, che contengano l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi centigradi, prima che il cambiamento climatico diventi incontrollabile e distruttivo. Per la loro vita e il futuro di tutti, si sono mobilitati i giovani di tutto il mondo.
Il nostro obiettivo è che L’Europa entro il 2030 riduca le emissioni di gas serra del 65%, il consumo di energia del 40%, e perché il 45% dell’energia venga da fonti rinnovabili.
Per questo motivo proponiamo un programma di riconversione ecologica con investimenti nelle filiere industriali, dei trasporti, dell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili, pari ad almeno il 3% del Pil europeo, che si può finanziare con buoni emessi dalla Banca Europea degli investimenti e sostenuti dalle Banche Centrali Europee. Non abbiamo bisogno di un superministro delle finanze, ma di una capacità di indirizzo e di controllo da parte del Parlamento europeo sull’allocazione delle risorse. In questo modo si può rilanciare l’indispensabile intervento pubblico in economia, per orientarla alla riconversione.
Il Piano interverrà anche per la salvaguardia dal rischio sismico e idrogeologico, coinvolgendo nella progettazione e nella gestione le comunità locali e i territori.
Bisogna impedire i processi privatizzazione, inquinamento e sfruttamento delle risorse naturali, ed all’opposto difendere ed estendere i beni comuni.
Bisogna bloccare le grandi opere inutili e dannose, come la TAV Torino-Lione.
Un nuovo sviluppo e valorizzazione dell’agricoltura vanno perseguiti attraverso una difesa delle biodiversità, quindi opponendosi agli Ogm, difendendo le aree agricole dalla cementificazione, ripopolando le zone rurali interne, valorizzando le produzioni mediterranee.
Contemporaneamente vanno difese le risorse del mare, combattendo l’inquinamento e la pesca eccessiva e incontrollata.

6  Un lavoro e una vita buona per tutt@: 32 ore a parità di salario, salario minimo europeo, reddito di base, welfare.

Il Green New Deal è un piano per la transizione ecologica che creerà nuova occupazione. Ma il salto tecnologico in corso, continuerà a sopprimere posti di lavoro e creare disoccupazione e sottoccupazione, che il sistema non è in grado di compensare come in parte avveniva in passato.
Per questo proponiamo la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a 32 ore settimanali a parità di salario, modificando la direttiva europea sulle condizioni e gli orari di lavoro, che definisce gli standard minimi da rispettare per tutti gli stati membri.
Il che significa anche rimettere in discussione le controriforme pensionistiche che ovunque in Europa hanno aumentato l’età della pensione.
E’ necessario definire un salario minimo orario a livello europeo, con l’armonizzazione dei contributi, che contrasti i processi di dumping sociale.
Proponiamo inoltre l’introduzione di una “scala mobile” europea, cioè un sistema di indicizzazione automatica dei salari in tutta Europa.
Il lavoro a tempo determinato e altre forme di contratti atipici devono essere l’eccezione e non la regola. Il contratto di lavoro europeo deve essere quello a tempo indeterminato, che garantisca tutti i diritti minimi, da quello alla malattia, alla maternità, alle ferie, al riposo settimanale.
L’obiettivo della piena e buona occupazione non è affatto in contrasto con la necessità di istituire un reddito di base, che garantisca il diritto all’esistenza, e sia fissato al 60% del valore del reddito mediano di ogni paese.
La definizione di standard sanitari, educativi, per il diritto all’abitare, sono gli altri pilastri necessari per un welfare europeo, che non solo blocchi le privatizzazioni in corso, ma riaffermi la responsabilità pubblica nei processi di riproduzione sociale, contrastando la perdurante penalizzazione delle donne e le asimmetrie di genere.

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C’è l’accordo, Landini segretario .

Come avevamo annunciato ieri sera, Maurizio Landini sarà il nuovo segretario generale della Cgil. L’accordo, trovato nella notte, prevede la presenza di due vicesegretari, Vincenzo Colla e Gianna Fracassi. La segreteria sarà a 10, sette persone espressione della maggioranza di Susanna Camusso e tre per l’area più riformista. Oltre a Colla, sarà riconfermato Roberto Ghiselli. […]

via C’è l’accordo, Landini segretario — Fortebraccio

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Potere al Popolo. Rifondazione sta ferma e cammina

Il Blog Di Giuseppe Aragno

Hai votato. Ti dicono il risultato, ti fai un’opinione, sai che altri ne avranno una diversa dalla tua e va bene così. E’ nella logica delle cose, e si può dire che è una fortuna: se avessimo tutti la stessa opinione su tutto, il mondo sarebbe una gabbia di matti.
Una certezza ce l’hai: al di là delle interpretazioni che ognuno darà della faccenda, dopo la votazione Potere al Popolo ha finalmente uno Statuto. E’ un punto fermo. Ora – ti dici – andremo rapidamente avanti, perché da qualunque parte la guardi questa amara vicenda, su un punto almeno siamo d’accordo tutti: è ora di piantarla. Polemiche a scontri pubblici in un Coordinamento che nessuno ha mai eletto hanno prodotto danni evidentemente gravi. Non è più tempo di due verità contrapposte. Chi non è nel Coordinamento non ha alcuna possibilità di giudicare. C’è solo un modo per uscirne: organizzarsi, così…

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Le 2 proposte per lo Statuto di Potere al popolo

Di Alessandro Bartoloni

Il 9 settembre sono state pubblicate le due bozze definitive degli statuti di Potere al popolo elaborate in seno al Coordinamento Nazionale Provvisorio (CNP). Salvo auspicabili ripensamenti, i due documenti saranno sottoposti a votazione elettronica, insieme agli eventuali emendamenti il 6 e 7 ottobre. A votare potranno essere tutti coloro che hanno compiuto 14 anni ed hanno aderito al manifesto politico, versato la quota di 10 euro e compilato il relativo modulo tramite la piattaforma informatica.

Gli statuti elaborati sono due e questo è il primo e principale segno di debolezza e di inadeguatezza dell’attuale gruppo dirigente che, portandoci alla conta su testi contrapposti invece che su alcune questioni tramite emendamenti, rischia di sfasciare quanto di buono costruito fin qui. Due documenti contrapposti che non sono accompagnati da nessun documento politico – quando logica vorrebbe che la discussione sull’organizzazione segua quella sulla politica e non viceversa – e a cui non si sa quanti emendamenti è possibile presentare e come. Senza considerare che a Roma e forse altrove, stanno emergendo statuti alternativi.

Per quanto riguarda il contenuto dei documenti, entrambi presentano un’introduzione politica cui segue la struttura organizzativa [1]. Questo articolo compara i principi politici; in altri due articoli comparerò la struttura organizzativa sui territori e quella nazionale, consapevole che, parafrasando Marx, ogni passo di movimento reale è più importante di una dozzina di statuti.

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Potere al popolo e sinistra

di Domenico Moro e Fabio Nobile (CPN – Partito della Rifondazione Comunista)

La questione vera è rappresentata dai contenuti e dalle proposte

La discussione nella sinistra radicale continua spesso a concentrarsi più sui contenitori politici piuttosto che sui contenuti e il posizionamento di classe. In realtà, siamo convinti che le forme debbano essere dialetticamente connesse alla sostanza e quindi ai contenuti , la cui chiara definizione è centrale in vista della importantissima scadenza delle prossime elezioni europee. Bisogna fare uno sforzo di innovazione nell’analisi e nella proposta politica, perché molte cose, intorno a noi, sono cambiate. L’Italia presenta una situazione politica inedita: è l’unico Paese in cui non è al governo alcun partito afferente a uno dei due storici raggruppamenti europei, il Ppe e il Pse. Certamente il bipartitismo tradizionale, basato sull’alternanza centro-sinistra/centro-destra è in crisi in tutta l’Europa eurista, dove partiti di lunga trazione, come il partito socialista francese, non esistono più. Ma solo in Italia il bipartitismo tradizionale è collassato e per la prima volta sono al governo due partiti, il M5S e la Lega, entrambi euroscettici e fautori di politiche anti-immigrazione.

La fase attuale
La situazione dell’area politica di sinistra radicale, a sinistra del Pd, non è mai stata così confusa, le posizioni sono molte e variegate, comprese tra due estremi autolesionistici e politicamente suicidi. Uno secondo cui è giusto appoggiare o comunque aprire una linea di credito al governo Lega-M5S, in funzione anti-Europa a egemonia tedesca e/o anti-capitale transnazionale, e un altro secondo cui si sia ormai alle soglie del fascismo e che quindi bisogna allearsi con tutti quelli che ci stanno, magari anche con il Pd o quantomeno con personaggi che vi erano fino a ieri. La cosa bizzarra è che il modello del comitato di liberazione nazionale pare essere il modello politico di riferimento degli impropriamente detti sovranisti e degli europeisti “a ogni costo”.
Purtroppo, il dibattito non è sempre basato sull’analisi della situazione concreta, cui si spesso si sostituisce l’invettiva con accuse reciproche, che divaricano le posizioni, disgregando ancora di più l’area della sinistra. Questa deriva è visibile in particolare sulla questione dell’uscita dall’euro e sull’immigrazione. L’euro non è una imposizione della Germania, per la sua conquista “pacifica” dell’Europa. L’euro nasce primariamente come strumento di tutto il capitale europeo, soprattutto del suo strato superiore (quello di grandi dimensioni e internazionalizzato), per modificare a proprio favore e a sfavore del lavoro salariato i rapporti di forza ereditati dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma i cambi fissi e l’austerity, allargando i divari tra Paesi e riducendo il mercato interno, incentivano anche la competizione tra stati e capitali e quindi la tendenza imperialista dei paesi europei. In effetti, lo stato nazionale non viene indebolito né tantomeno abolito. Il suo meccanismo di funzionamento viene rimodulato, dando maggiore forza agli esecutivi a scapito dei parlamenti, ma soprattutto (o solamente) per quanto riguarda la definizione delle politiche economiche e sociali.

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Gli utili idioti

“I fatti stanno lì a dimostrarlo: con il 32% sono finiti a fare gli utili idioti di un partito col 17% che da solo non avrebbe mai potuto governare.
Ma non basta: in due mesi hanno portato la Lega ad essere il primo partito italiano. Partito che, se si votasse oggi, avrebbe il 29% contro il 28% dei grillini.”

Gian Luigi Ago(rà)

base sito (2)

Tutti si meravigliano che i 5 Stelle non dicano niente riguardo alle uscite di Salvini, vero Capo del Governo, come quella della “pacchia”, del censimento dei rom e del conseguente “quelli italiani purtroppo ce li dovremo tenere“, della “crociera” dell’Aquarius, ecc.

Il motivo per cui ci si meraviglia si basa su un equivoco che dura da cinque anni: l’equivoco per cui il Movimento 5 Stelle abbia comunque anche degli obiettivi giusti e condivisibili (cfr. l’analogo ragionamento “anche Mussolini ha fatto delle cose buone” non a caso espresso da molti esponenti del M5S); inoltre dal fatto del loro essere giovani, non politici, sedicenti onesti e quindi portatori in ogni caso di un cambiamento.
Insomma il ragionamento alla Travaglio del “peggio di quanto hanno fatto quelli di prima non pstranno fare”.
Stiamo vedendo…

Questo equivoco ha portato molti di sinistra a votarli pensando che…

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“La sinistra scenda dal Palazzo per tornare tra la gente!”

Se la #sinistra vuol dire qualcosa, e ha tanto da dire, deve scendere dal Palazzo e tornare tra la gente perché è lì che deve stare.

di VALENTINA PENNACCHINI

Il 4 marzo ha decretato la fine di un progetto politico morto da tempo e mai sepolto.

Non ha perso Renzi, ha perso una narrazione di cui il giovane-vecchio di Rignano è solo l’ultimo tassello. Ad essersi macchiati indelebilmente la “fedina penale” sono stati in molti: quelli che dopo aver subito il sonno della ragione – sempre che la ragione sia stata una loro prerogativa – si son svegliati tardi, quando il punto di non ritorno era stato ampiamente superato, e quelli che hanno svenduto una linea politica alternativa in vista di una poltrona che a posteriori non è arrivata.

Il 3,3% di Liberi e Uguali è impietoso e parla chiaro quanto il 19% del Pd. Stupirsi dell’ultimo atto (forse) di Renzi è una ingenuità. Renzianamente parlando, “muoia Sansone con tutti i filistei”.

Peccato muoia la sinistra che, nell’immaginario collettivo di un popolo forse distratto ma…

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Perché Potere al Popolo

cianfrusaglia

Dopodiché la smetto e ricomincio a pubblicare poesie.

Però, dopo aver dato le mie indicazioni di voto per Potere al Popolo (nome brutto, ma partito tutt’altro che populista, del quale invito a leggere il programma), vorrei invitarvi a guardare questo video, tratto dalla trasmissione di Rai 2Conferenza Stampa, nel quale Viola Carofalo, «capo politico» di Potere al Popolo commenta alcuni punti del programma.

Il video dura una quarantina di minuti, ma onestamente vale la pena di vederlo per intero. Viola Carofalo è competente, preparata e chiara, e io mi confermo nell’idea che questa volta il voto possa portare, oltre al disastro assoluto del governaccio che guiderà il Paese, almeno un poco di speranza nel reintrodurre in Parlamento una forza politica desiderosa di lottare per i diritti degli ultimi, contro le politiche neoliberiste oggi dominanti.

Buona visione (e buon voto!).

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