Archivio mensile:giugno 2014

SPAGNA -PODEMOS: LIMITI E POTENZIALITA’ DI UN PARTITO NUOVO di Alessandro Giardiello

Questo significa che il voto congiunto di Izquierda unida e Podemos porterebbe la sinistra spagnola a uno storico sorpasso verso i socialisti. Uno scenario di tipo greco, per certi aspetti anche più avanzato.

il marxismo libertario

La novità più rilevante delle elezioni europee, per quanto riguarda la sinistra, è senza ombra di dubbio il successo di Podemos, il nuovo movimento politico spagnolo fondato dal professore Pablo Iglesias.

Podemos ha raccolto 1,2 milioni di voti (8,1%), ha mandato cinque deputati al parlamento europeo e si è collocata subito dietro a Izquierda unida che ha raccolto il 10%, un risultato considerato deludente se si considera che all’inizio della campagna elettorale la formazione di Cayo Lara veniva data nei sondaggi tra il 15 e il 17%.

È del tutto evidente che Podemos ha “succhiato” quasi la metà dell’elettorato che Izquierda unida aveva conquistato recentemente nel processo di radicalizzazione che ha attraversato il paese e che ha visto cadere nel totale discredito le due principali forze che hanno governato la Spagna per quasi quarant’anni (Psoe e Pp), che infatti crollano al di sotto del 50%, quando in passato si…

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Lettera di Pablo Iglesias per la sua candidatura alla presidenza PE

cambiailmondo

Cari amici, vi scrivo in qualità di candidato della Gauche Unitaire Européenne / Nordic Green Left alla presidenza del Parlamento Europeo. L’eccezionale situazione politica odierna in Europa richiede una risposta eccezionale, e non il perdurare di politiche fallimentari.

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Piccolotti/Sel: “La sfida più grande comincia da noi”

Ci si augura che questo travaglio in SEL partorisca, una Sinistra Unita e plurale alternativa al PD

umbriapost

elisabetta piccolottiSono giorni di grandi interrogativi. Domande rivolte alla ricerca dei “perché”, dei possibili errori commessi, dei segni negli accadimenti dei mesi e anni passati. E domande sul futuro, sulle scelte da compiersi e che verranno.

Il primo nostro compito è costruire una lettura condivisa di quel che è accaduto, senza la quale ogni ripartenza rischia di porre le proprie fondamenta sulla sabbia.

Sotto l’increspatura di motivazioni non all’altezza della gravità delle legittime scelte compiute da chi se ne è andato, c’è forse un mondo di non detti, di sedimentazioni consce e inconsce che viene da molto lontano. La politica, si sa, è fatta principalmente di linguaggio, e com’è noto dai tempi della nascita della scienze psicologiche e della filosofia del linguaggio, sono proprio le parole che usiamo a strutturare la realtà e la sua percezione.

Ha destato in me molta attenzione l’affacciarsi in questi mesi nelle nostre riunioni di una…

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Ripartire da Tsipras

Se una lezione ci viene dai fatti, è che nes­suna delle forme poli­ti­che gene­ra­tesi alla sini­stra del Pd può soprav­vi­vere oggi da sola. E nel con­tempo che il pro­cesso di rico­stru­zione di una sini­stra ita­liana non può igno­rarne nes­suna.

MRS ☼ Movimento RadicalSocialista

di Marco Revelli

I tra­va­gli attuali di Sel hanno dato la stura a un fiume di tri­via­lità, spa­rate ad alzo zero in tutte le dire­zioni. Con­tro Ven­dola e Fra­to­ianni, tac­ciati di «arroc­ca­mento iden­ti­ta­rio», di resa al mino­ri­ta­ri­smo e alla mar­gi­na­lità. Con­tro Migliore e gli «scis­sio­ni­sti», accu­sati di tra­di­mento (gli «Sci­li­poti di Renzi», i «Razzi di sini­stra»…). Con­tro la sini­stra in gene­rale, rie­su­mando l’eterno e un po’ fru­sto man­tra della scis­sione come voca­zione e come destino («La male­di­zione della sini­stra più sini­stra» inti­to­lava scia­cal­le­sca­mente il quo­ti­diano ren­ziano Europa). Come se il gusto della sepa­ra­zione abi­tasse solo su que­sto ver­sante dello schie­ra­mento poli­tico in forma di malat­tia incapacitante.

In realtà non è così. Per­ché è vero che la tra­va­gliata vicenda sto­rica del socia­li­smo ita­liano è dis­se­mi­nata di scis­sioni, da quella sto­rica di Livorno del 1921, a quella di Palazzo Bar­be­rini del 1947 che separò nen­niani e sara­gat­tiani, a quella…

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Comunque ora può anche bastare.

di Nicola Fratoianni

4426-1-nicola-fratoianni-assessore-regionale-alla-cittadinanza-attivaDopo uno stillicidio costruito per fare male è l’ora di ripartire. E forse sarebbe bene che tutti e tutte dicessero fino in fondo cosa pensano. Chi se ne è andato lo ha fatto perché ha deciso di sostenere il governo. E oltre ogni tatticismo per andare ora o tra qualche tempo nel PD. Ognuno fa le sue scelte ma dirlo chiaramente sarebbe un gesto di igiene politica. Continuare a sostenere che questa decisione sia la reazione a una torsione minoritaria di SEL è semplicemente falso. Semplicemente. Noi ci siamo e non abbiamo nessuna intenzione di rinunciare alle ragioni che hanno portato alla nascita di Sel. Costruire una sinistra che non si rassegna ne all’omologazione conformista ne alla testimonianza. Andiamo avanti. Tutti e tutte insieme.

La Sinistra che non c’è e la Sinistra che ci sarà

La lista Tsipras è un progetto da coltivare
Per questo la soluzione è una sola, anche se fa tremare le vene ai polsi: fare la Sinistra, mettersi noi al lavoro per un vero processo costituente. Prendersi la responsabilità di non delegare più a strutture, nomi, luoghi, simboli che non ce l’hanno fatta in questi anni e vorrebbero condannarci a commentare le loro sconfitte (che poi
diventano anche le nostre) ancora per chissà quanti anni

umbriapost

di Simone Oggionni – Nel nostro Paese non esiste più la Sinistra. Per mille ragioni, soprattutto oggettive. Però se alzi la testa e guardi fuori dall’Italia ti accorgi che nel resto d’Europa la Sinistra c’è, da qualche parte tiene, da qualche parte cresce. E allora il problema – la responsabilità – è anche soggettiva. È del gruppo dirigente del Pd, che in questo campo non si riconosce più. È ormai un Partito della Nazione, il grande contenitore delle larghe intese, che non si fa scrupoli a sostenere Schulz per poi votare Junker, che vara politiche economiche tecnicamente liberiste.

Ma la colpa è anche del nostro mondo. Tutto quel che è nato da quel sacrosanto “no” alla Bolognina non ce l’ha fatta, è rimasto imprigionato in una logica di generosa ma inutile testimonianza. Siamo quelli che si definiscono in negativo, gli “anti”, quelli del “governo mai”, della purezza inefficace…

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