PER UNA SYRIZA ITALIANA. SE NON ORA QUANDO?

Intrec­ciare un per­corso di costru­zione poli­tica e di mobi­li­ta­zione sociale mi pare il modo migliore per dar vita a quella sog­get­ti­vità sociale, poli­tica e cul­tu­rale che superi i limiti che ci hanno carat­te­riz­zato

Rifondazione Comunista

SYRIZA ITALIANASinistra. In assemblea il 19 luglio a Genova e una manifestazione nazionale in autunno. Nel voto alla Lista Tsipras c’era un di più, che parlava della speranza di dar vita ad una nuova fase politica

Nelle ele­zioni euro­pee di un mese fa, la lista «l’altra Europa con Tsi­pras», dopo aver supe­rato più sbar­ra­menti – dalla rac­colta delle firme al 4% dei voti – ha eletto tre depu­tati che sono andati a raf­for­zare le fila del gruppo della sini­stra uni­ta­ria – il Gue – nel Par­la­mento Euro­peo.
Sul piano della rap­pre­sen­tanza pos­siamo quindi affer­mare: mis­sione com­piuta. Chi ha cre­duto nella lista Tsi­pras ha eletto per­sone che stanno facendo quello che ave­vano detto in cam­pa­gna elet­to­rale. Non è poco: gli elet­tori di Renzi hanno eletto depu­tati che in Europa gover­ne­ranno con Ber­lu­sconi sulla base delle poli­ti­che neo­li­be­ri­ste e chi ha votato Grillo ha dato un con­tri­buto deci­sivo alla for­ma­zione di un gruppo in cui si anni­dano…

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2 risposte a PER UNA SYRIZA ITALIANA. SE NON ORA QUANDO?

  1. gerardo lisco ha detto:

    A Sinistra del PD
    Il quadro politico è in forte movimento. Scelta Civica si è prima sciolta in termini di consenso elettorale ed oggi si sta sciogliendo come soggetto politico organizzato. Dopo la mal digerita questione della Lista Tsipras la SEL si spacca e una parte dei suoi parlamentari , come quelli di Scelta Civica, si apprestano a transitare nel PD. Partito questo che, con l’idea lanciata da Reichlin di “Partito della nazione”, sembra capace di tenere insieme le istanze di Scelta Civica liberiste e mercantiliste e quelle di parte della SEL che dovrebbero essere di altra natura.
    Penso che il PD alla lunga non sarà in grado di tenere insieme contradizioni così forti. Una cosa è che due partiti portatori di istanze diverse si alleino per governare, altra cosa è far parte della stessa formazione politica. Oggi il PD regge perché sono tutti renziani anche coloro che non hanno nulla a che vedere con Renzi. Sono diventati renziani perfino coloro che dovevano essere rottamati.
    Il PD di Renzi è sempre più spostato a centro. Ammesso che abbia ancora senso parlare di centro. L’adesione al PSE è la foglia di fico che indica due sole cose: il tentativo di Renzi, fino ad ora riuscito, di tenere il popolo di sinistra nel PD e la crisi profonda dei vari partiti socialisti europei che hanno visto nel PD la possibilità di continuare ad essere il secondo gruppo nel Parlamento europeo.
    Le vicende politiche vengono narrate soprattutto come contrapposizione tra europeisti ed antieuropeisti; ma così non è. I conflitti sociali continuano ad esserci in Italia come in Europa e non sono riconducibili alla sola contrapposizione tra europeisti ed antieuropeisti, cioè all’alternativa tra due destre, una nazional populista ed una liberal –liberista e tecnocratica. La prima rilancia l’idea di un’Europa degli Stati Nazionali che si riappropriano della loro sovranità ritornando all’Europa delle Comunità Economiche. L’altra è la destra che ha la pretesa di proseguire, nella costruzione dell’UE, con le solite tecniche finanziarie e di bilancio. Per capirlo è sufficiente cogliere il senso delle dichiarazioni di Hollande a proposito del sostegno a Juncker e della necessità di dover rispettare i vincoli di bilancio concordati in sede di U.E.. I Socialisti e i Democratici Europei si sono già piegati alla volontà dei tecnocrati alleati della Merkel.
    Dalle ultime elezioni Europee si evincono tre cose: l’affermazione dei partiti e dei movimenti politici nazional – populisti, la crescita di forze politiche riconducibili all’area della Sinistra Radicale, la percentuale altissima di astenuti, la sconfitta dei partiti politici riconducibili al PPE, al PSE e ai Liberali. Il PPE scende da 274 a 213 seggi, il PSE da 195 a 189 ( senza i 31 del PD a 158), i Liberali da 84 a 64. La Sinistra Radicale cresce da 35 a 45 rappresentanti, e non solo per l’affermazione di Syritza in Grecia. In tutti i Paesi UE ha mantenuto lo stesso consenso e in molti è cresciuta.
    Il consenso raccolto dalla Lista Tsipras in Italia è un dato interessante e coerente con quanto è successo nel resto dell’UE. Se compariamo questo dato al 4% del NCD, che aveva dalla sua ben altri tipi di sostegno, appare una vera e propria vittoria. Penso che in Italia e nel resto dei Paesi UE esistano buone condizioni per l’affermazione di partiti politici a sinistra dei vari Partiti Socialisti. Se analizziamo i dati relativi ai flussi elettorali credo possibile quantificare in 4 – 5 milioni il numero di elettori alla sinistra del PD alla ricerca di una formazione politica in grado di rappresentarli. Se SEL ha esaurito la sua spinta, se il PD tende sempre di più ad occupare un altro spazio politico, non significa che il popolo di sinistra sia scomparso. Dai flussi elettorali risulta che 2,5 milioni di elettori che hanno votato il PD di Bersani si sono astenuti, la Lista Tsipras con il suo 4% rappresenta oltre 1,2 milione di voti e quanti elettori riconducibili al popolo di sinistra non sono andati a votare? Penso molti. 4 – 5 milioni di elettori equivalgono a una formazione politica che si attesterebbe tra il 10 e il 12% di consensi su numero di votanti del 70 – 80% cioè il numero di votanti alle elezioni politiche.
    Da dove iniziare? Sicuramente da una Costituente della Sinistra capace di aggregare prima sui territori e poi a livello nazionale le esperienze della Lista Tsipras, di ciò che resterà di SEL, degli espulsi del M5S, del PDCI, di Rif. Comunista. Ma soprattutto capace di aggregare i movimenti nati in questi anni a difesa dei beni comuni, della giustizia giusta, dell’etica pubblica, della maggiore partecipazione democratica, dell’uguaglianza sociale, del lavoro, dei diritti civili, della Costituzione, della libertà di informazione. Questi sono temi che possono essere punti programmatici capaci di interessare milioni di persone. Per avviare un progetto di questo genere è necessario che gli apparati dei minuscoli partiti nei quali è divisa la Sinistra si convincano che di fronte a loro hanno due possibilità: una grande e cioè assecondare e favorire l’avvio di questo processo Costituente, una mediocre e cioè barricarsi a difesa delle loro miserevoli rendite di posizioni destinate a morire con loro.
    La Lista Tsipras ha superato lo sbarramento del 4% perché c’è stato poco dell’apparato della sinistra tradizionale e molto di adesione a un ideale culturale e politico di sinistra. Quel 4% alla Lista Tsipras è la testimonianza di coloro che non si rassegnano a dover scegliere tra un’Europa tecnocratica e un’Europa Nazional populista, che sono entrambi modelli antidemocratici e sostanzialmente Fascisti.

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