Ripartire da Tsipras

Se una lezione ci viene dai fatti, è che nes­suna delle forme poli­ti­che gene­ra­tesi alla sini­stra del Pd può soprav­vi­vere oggi da sola. E nel con­tempo che il pro­cesso di rico­stru­zione di una sini­stra ita­liana non può igno­rarne nes­suna.

di Marco Revelli

I tra­va­gli attuali di Sel hanno dato la stura a un fiume di tri­via­lità, spa­rate ad alzo zero in tutte le dire­zioni. Con­tro Ven­dola e Fra­to­ianni, tac­ciati di «arroc­ca­mento iden­ti­ta­rio», di resa al mino­ri­ta­ri­smo e alla mar­gi­na­lità. Con­tro Migliore e gli «scis­sio­ni­sti», accu­sati di tra­di­mento (gli «Sci­li­poti di Renzi», i «Razzi di sini­stra»…). Con­tro la sini­stra in gene­rale, rie­su­mando l’eterno e un po’ fru­sto man­tra della scis­sione come voca­zione e come destino («La male­di­zione della sini­stra più sini­stra» inti­to­lava scia­cal­le­sca­mente il quo­ti­diano ren­ziano Europa). Come se il gusto della sepa­ra­zione abi­tasse solo su que­sto ver­sante dello schie­ra­mento poli­tico in forma di malat­tia incapacitante.

In realtà non è così. Per­ché è vero che la tra­va­gliata vicenda sto­rica del socia­li­smo ita­liano è dis­se­mi­nata di scis­sioni, da quella sto­rica di Livorno del 1921, a quella di Palazzo Bar­be­rini del 1947 che separò nen­niani e sara­gat­tiani, a quella…

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