Perché Berlusconi ha vinto

matteomassi

vent'anni dopo

Finito di leggere questo saggio di Piero Ignazi (“Vent’anni dopo. La parabola del Berlusconismo”, 144 pagine, 13 euro, il Mulino editore) in un’associazione d’idee – che ora non mi sembra poi così audace – mi sono venuti in mente gli Ustmamò e Nanni Moretti. La band emiliana del giro di Giovanni Ferretti e soci, perché in “Filikudi” cantava “Ah cos’è l’eternità se gli anni ottanta erano tanto tempo fa”. Si provava a rimuovere quello che comunque non era già più rimovibile. Gli anni ottanta non hanno fatto altro che accelerare il crollo verticale della fiducia nei partiti in Italia (l’antipolitica parte da lì e Berlusconi inizialmente ne attinge a piene mani) e hanno in qualche maniera inaugurato in maniera talvolta rozza l’estetica del corpo in politica. Che fosse la Milano da bere, i nani e le ballerine poco importa per le sensazioni provate leggendo questo saggio. Tra l’altro basterebbe pensare…

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