La troika, convitato di pietra

Andrea Colombo, il Manifesto

Conti pubblici. Dietro gli sfoghi di Renzi (sgraditi al Colle) aleggia l’ipotesi del prestito europeo

di Andrea Colombo, il Manifesto – C’è un discorso che cir­cola nei salotti buoni del potere eco­no­mico e finan­zia­rio ita­liano, e che pro­ba­bil­mente costi­tui­sce il vero incon­fes­sato sfondo dei col­lo­qui di que­sti giorni, quello segreto di mar­tedì tra Mat­teo Renzi e Mario Dra­ghi, quello uffi­ciale con Napo­li­tano di ieri, più l’incessante e discreto lavo­rìo diplo­ma­tico e tec­nico tra Roma e Bru­xel­les. Si è affac­ciato aper­ta­mente negli edi­to­riali dome­ni­cali di Euge­nio Scal­fari, noto­ria­mente non lon­tano dagli umori del Colle, ma anche nella spa­rata a freddo dello stesso Renzi con­tro una troika che nes­suno aveva chia­mato in causa, tanto da indurre molti a chie­dersi cosa avesse spinto il pre­mier verso una posi­zione così dura e allo stesso tempo poco com­pren­si­bile a occhio nudo.

Il discorso in que­stione si arti­cola più o meno così: «Tutti i Paesi che, per fron­teg­giare la crisi dei debiti, hanno fatto ricorso al pre­stito euro­peo…

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