Archivio mensile:ottobre 2014

Landini: a dicembre sciopero generale della CGIL

A dicembre lo sciopero generale della Cgil di tutte le categorie.

DEMOCRAZIA E LAVORO

Da 550 a 150 esuberi, su queste basi si riapre la trattativa e, quindi la speranza, per i lavoratori dell’Acciai speciali Terni. Ma le aperture su Ast non sono bastate alla Fiom che ha proclamato 8 ore di sciopero generale a novembre contro il Jobs Act, in preparazione di quello di tutte le categorie che la Cgil – ha anticipato il leader Maurizio Landini, rubando un po’ la ‘scena’ – deciderà nel direttivo del 12 novembre. Dalla Cei, intanto, arriva un’esortazione: quella degli operai “è una voce da prendere con tanta serietà”, ha raccomandato il presidente cardinale Angelo Bagnasco.

Durante l’incontro che si è tenuto a Palazzo Chigi il Ministro dello sviluppo economico Federica Guidi ha riferito ai sindacati che Ast si è detta disponibile a “irrobustire” il piano industriale per scendere dai 550 esuberi previsti inizialmente a “massimo” 290, di cui 140-150 hanno già accettato la mobilità volontaria. “Restano…

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Interrogazione de L’Altra Europa sull’aggressione agli operai Ast

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Gli eurodeputati dell’Altra Europa con Tsipras – gruppo Gue/Ngl Eleonora Forenza, Curzio Maltese e Barbara Spinelli hanno presentato oggi, venerdì 31 ottobre, un’interrogazione alla Commissione in merito ai fatti accaduti a Roma durante la manifestazione dei lavoratori dell‪#‎Ast‬ di ‪#‎Terni‬, lo scorso 29 ottobre.
Di seguito il testo completo dell’interrogazione depositata dai tre parlamentari europei.

31 ottobre 2014

PARLAMENTO EUROPEO
MODULO PER IL DEPOSITO DI UN’INTERROGAZIONE
CON RICHIESTA DI RISPOSTA SCRITTA (articolo 130)

AUTORE(I):
Eleonora FORENZA, Curzio MALTESE, Barbara SPINELLI
OGGETTO:
Interrogazione urgente sulla gestione dell’ordine pubblico durante la manifestazione degli operai delle acciaierie Ast di Terni
TESTO:
Il giorno 29 ottobre 2014, durante una manifestazione dei lavoratori delle acciaierie Ast di Terni, le forze dell’ordine hanno brutalmente caricato gli operai e le loro rappresentanze sindacali. La protesta, che si svolgeva sotto l’Ambasciata tedesca, era assolutamente pacifica, mentre la gestione della piazza da parte…

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Manifestiamo… La Fiom raddoppia lo sciopero

Sciopero generale sdoppiato: il 14 novembre a Milano e la settimana successiva a Napoli. Una nuova strategia di protesta, quindi, per Maurizio Landini e compagni: un modo per convogliare più lotte possibili al fine di incanalare il disagio sociale diffuso.

In basso l’articolo de il manifesto

Buco1996-nei secoli a chi fedeli???

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Sem­pre uno scio­pero gene­rale. Ma sdop­piato: venerdì 14 novem­bre toc­cherà ai metal­mec­ca­nici del centro-nord con mani­fe­sta­zione a Milano, una set­ti­mana più tardi sarà l’altra metà della peni­sola a scio­pe­rare per 8 ore ritro­van­dosi a Napoli.

La Fiom prova ad inno­vare uno stru­mento che in molti con­si­de­rano supe­rato, rilan­cian­dolo a livello macro­re­gio­nale. Potrebbe poi essere il primo ten­ta­tivo di quello «scio­pero a rove­scio» di cui Lan­dini ha par­lato nelle set­ti­mane scorse per mobi­li­tare tutte le per­sone, anche chi non può scio­pe­rare. A que­sto pro­po­sito il segre­ta­rio della Fiom pre­cisa: «Qual­cosa ci inven­te­remo, ma il tema è da approfondire».

Niente mani­fe­sta­zione nazio­nale unica a Roma — risul­te­rebbe un dop­pione del 25 otto­bre — dun­que. La pro­po­sta della segre­te­ria acciac­cata dalle man­ga­nel­late di mer­co­ledì — Rosa­rio Rappa si pre­senta nono­stante 5 punti in testa — viene appro­vata dal comi­tato cen­trale con 111 voti favo­re­voli e 6 astensioni.

Ini­zial­mente Lan­dini pun­tava a tri­pli­care gli scio­peri e le mani­fe­sta­zioni. «Abbiamo pen­sato che rispetto ad un clas­sico scio­pero gene­rale…

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Sono comunista, sono pericolosa

Torniamo, dunque, senza paura e senza esitazioni, alle nostre parole.
Riappropriamocene, propaghiamole con coraggio e orgoglio e non per scagliarle contro Renzi e il suo governo, ma per portare chiunque ricordi anche vagamente cosa significhi essere di sinistra a fargli comprendere che una nuova sinistra non solo può esistere ma che oggi più che mai, deve esistere.

Essere Sinistra

10410556_778229185550438_5087644138560529850_n (Immagine dalla pagina Facebook “Soffia ancora il vento”)

di Ivana FABRIS

Ebbene sì, lo dico ad alta voce: sono comunista e sono pericolosa.
Non sono una comunista da soviet e non lo sono mai stata, non sono pericolosa come lo intendeva la narrazione democristiana al tempo e berlusconiana più recentemente.
Lo sono perché non temo di schierarmi ed essere di parte così come lo intendeva Gramsci e dalla parte di chi ha meno, di chi è sfruttato, di chi è oppresso, di chi è in ginocchio e vuole rialzare la testa, di chi chiede dignità del lavoro, di chi chiede equità nella qualità della vita e nella ripartizione delle risorse.
Lo sono perché ho il coraggio di dire NO a chi vuole distruggere 50 anni di lotte politiche e sociali che hanno mirato ad ottenere un paese più giusto, riuscendovi anche in molti ambiti, e lo fanno rinnegando non solo…

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Per costruire la nuova Campania

Featured Image -- 2207Le forze politiche e i movimenti firmatari del Manifesto ”Per Costruire la nuova Campania”, hanno ritenuto indispensabile avviare un confronto impegnativo, in vista della prossima competizione elettorale regionale, poiché ogni ritardo non potrà che costituire un vantaggio per il centro destra.

La crisi  manifestatasi in Europa ed in  Italia  nel  2008 con i suoi successivi allarmanti sviluppi ha ulteriormente aggravato la già precaria situazione sociale ed economica della Campania. Di fronte all’emergere di tale inquietante quadro sarebbe stata indispensabile, da parte delle forze di governo della regione, una risposta capace di incidere significativamente nei processi e di contrastare i fenomeni  di degrado sociale e di impoverimento della popolazione. Ma così non è stato.

Le politiche recessive messe in atto dalla giunta Caldoro si sono cumulate con gli effetti della crisi andandosi a scaricare sui soggetti più deboli.

Gli indicatori ci dicono che la disoccupazione giovanile e femminile ha raggiunto livelli intollerabili, che sono  aumentate  le forme di  povertà, che il diritto alla salute non è più garantito, che l’assistenza non è più assicurata, che il  settore dei servizi e dell’edilizia non  mostrano alcun segnale di ripresa, che la crisi industriale ha assunto dimensioni  crescenti  tali da compromettere definitivamente la struttura produttiva della nostra Regione. Per non parlare della crisi ambientale e del ruolo e il peso assunto dai poteri criminali, contro cui va rilanciata con forza la lotta.

Occorre una svolta.

Si impone la necessità di una politica che stimoli la partecipazione e che sia in grado di assicurare risposte.

Occorre contrastare le politiche clientelari e degli annunci.

Occorre serietà  negli indirizzi politici e programmatici, ma più di ogni altra cosa, un ethos civile che  dia vigore ed accompagni una reale rinascita della Campania, dopo un quinquennio di malgoverno.

Di fronte a questo stato di cose non intendiamo rimanere fermi.

Le condizioni della Campania inchiodano le forze che hanno governato con Caldoro alle loro responsabilità e rendono non percorribile qualsiasi tentativo trasformistico.

L’iniziativa si rivolge ai territori, al mondo dell’associazionismo e dei saperi, al mondo del lavoro e del non lavoro, ai giovani, alle donne, ai pensionati di questa nostra Regione; alle forze politiche che credono non più rinviabile un processo di rinnovamento, allo stesso Partito Democratico che deve uscire dal clima congressuale che sta caratterizzando la sua attuale stagione politica.

La direzione del PD ha indicato una data per lo svolgimento delle primarie, ma ha lasciato aperti i punti relativi alle scelte programmatiche e al carattere e al confine della coalizione.

Il PD non usi il rapporto con De Magistris come alibi, per guardare a destra e a forze che ancora adesso sono in giunta con Caldoro. La vicenda di Napoli va affrontata con serietà, rispetto, senza mai confondere  la necessità di dare risposte ai drammi enormi di questa grande realtà, con lo scontro politico e gli interessi di parte.

Serve un confronto chiaro, in tempi rapidi.

Un cambio di passo che parli alla Campania.

Un’iniziativa che punti a qualificare i contenuti programmatici e a superare i tatticismi in nome della chiarezza, appunto, sul carattere e i confini della coalizione e che, anche in questo momento di  iniqui tagli alle Regioni e ai Comuni, si ponga l’obiettivo, contrariamente a quanto fatto da Caldoro, di utilizzare le risorse europee.

È questa la scommessa che è di fronte alla coalizione del cambiamento e che dobbiamo concorrere a costruire.

La Campania, come a tutto il Mezzogiorno, esce penalizzata dal decreto “Sbloccaitalia”, non solo per le risorse sottratte,  ma per le norme che contiene. Norme che se finissero per i prossimi 5 anni  nelle mani di un centrodestra, che non ha avuto vergogna di partorire a luglio il collegato, impugnato poi dal governo, finirebbero  per produrre uno scempio del territorio sul piano ambientale, culturale ed economico, e un insulto alla sostenibilità, alle prerogative preziose dell’agro-alimentare e del turismo proprie della nostra regione.

È questo il quadro entro cui individuiamo le priorità su cui far convergere il programma di governo:

  • la ricostruzione su basi nuove della rete della sanità pubblica e dei servizi sociali;
  • la definizione di una proposta per il lavoro e per le politiche industriali: dal  piano straordinario per la manutenzione urbana, all’investimento in formazione e conoscenza sostenendo l’uso trasparente dei fondi disponibili, alla introduzione di misure di contrasto alle povertà e di sostegno al reddito;
  • l’apertura di un tavolo con il governo per dare una soluzione alle vertenze in corso e per impedire l’ulteriore smantellamento di aziende, oltre che per sostenere la necessità di mettere in campo nuovi investimenti;
  • la cura dell’ambiente e dei beni comuni quale scelta di una nuova prospettiva  di sviluppo economico. La green-economy non è un lusso, ma una scelta obbligata per far ripartire un nuovo modello di sviluppo, per creare lavoro, per mettere in campo innovazioni di processo e di prodotto, per produrre energia pulita.                                    Intervenire sulla terra dei fuochi,  bloccare il dissesto del territorio, mettere in campo nuove politiche abitative, affrontare il rischio vulcanico,  decidere che l’acqua e la sua gestione devono essere pubbliche e dunque sottratte alle logiche del profitto, scegliere che non è necessario costruire nuovi inceneritori,  investendo sul ciclo completo fondato sulla differenziata,  significa compiere scelte di governo nuove, di discontinuità rispetto al passato;
  • il pieno sostegno alla qualità della Scuola pubblica, al mondo della  pubblica Università e della Cultura;
  • il rilancio e la difesa  del trasporto pubblico locale, insieme al  contrasto ad un piano indiscriminato di dismissione delle partecipate, lavorando  al superamento delle criticità esistenti,  tutelando i lavoratori e le lavoratrici e garantendo il mantenimento dei servizi pubblici;
  • la costruzione della nuova Regione, sul terreno dei compiti, delle funzioni legislative e d’indirizzo, del trasferimento delle funzioni di gestione ai Comuni e alla nascente area Metropolitana

Su questa impostazioni e per  rendere visibile la nostra azione in vista del prossimo  impegno elettorale, importante quanto mai per il destino della Regione Campania, Sel, PRC, PdCI, IDV, P. del LAVORO, SIM, Assoc.R.D. hanno indetto, per presentare “Il Manifesto Per Cambiare la Campania”, una prima iniziativa per il giorno 5 Novembre alle 16 presso la sala del Consiglio Comunale via Verdi 35 Napoli.

QUANDO LA CORDA ALLA FINE SI SPEZZA (Antonio Padellaro).

Triskel182

Picchiano gli unici onesti

Ai tempi di Scelba, quando la celere caricava (e ammazzava) i lavoratori in sciopero, i ruoli apparivano chiari: per il sindacato erano le manganellate del governo dei padroni e per i comunisti col pugno chiuso era quello lo sbocco dell’insanabile conflitto tra la classe proprietaria e il lavoro dipendente. Quando la polizia di Berlusconi fece del G8 di Genova una macelleria messicana, la sinistra all’opposizione spiegò che la destra al potere aveva in fondo mostrato la sua sostanziale natura fascista. Ma non è affatto nell’ordine delle cose che nell’autunno 2014, sotto il governo guidato da Matteo Renzi e dal Pd, gli operai delle acciaierie di Terni, colpiti da licenziamenti di massa e giunti in corteo pacifico a Roma, vengano picchiati a sangue dai reparti antisommossae ciò dopo altri pestaggi pretestuosi avvenuti in altre città.

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LA DIFFERENZA VISIBILE TRA DESTRA E SINISTRA (Luciano Gallino)

La Repubblica di Luciano Gallino
“A saperlo interpretare (non che ci voglia molto), la massa dei partecipanti di Roma ha lanciato un messaggio chiaro. Ha detto in sostanza “siamo tanti, non contiamo niente, vogliamo essere qualcosa”. Tempo fa, un messaggio analogo ebbe effetti rilevanti. Ignorarlo, o parlarne con disprezzo, potrebbe rivelarsi un serio errore, a destra come a sinistra”.