Per costruire la nuova Campania

Featured Image -- 2207Le forze politiche e i movimenti firmatari del Manifesto ”Per Costruire la nuova Campania”, hanno ritenuto indispensabile avviare un confronto impegnativo, in vista della prossima competizione elettorale regionale, poiché ogni ritardo non potrà che costituire un vantaggio per il centro destra.

La crisi  manifestatasi in Europa ed in  Italia  nel  2008 con i suoi successivi allarmanti sviluppi ha ulteriormente aggravato la già precaria situazione sociale ed economica della Campania. Di fronte all’emergere di tale inquietante quadro sarebbe stata indispensabile, da parte delle forze di governo della regione, una risposta capace di incidere significativamente nei processi e di contrastare i fenomeni  di degrado sociale e di impoverimento della popolazione. Ma così non è stato.

Le politiche recessive messe in atto dalla giunta Caldoro si sono cumulate con gli effetti della crisi andandosi a scaricare sui soggetti più deboli.

Gli indicatori ci dicono che la disoccupazione giovanile e femminile ha raggiunto livelli intollerabili, che sono  aumentate  le forme di  povertà, che il diritto alla salute non è più garantito, che l’assistenza non è più assicurata, che il  settore dei servizi e dell’edilizia non  mostrano alcun segnale di ripresa, che la crisi industriale ha assunto dimensioni  crescenti  tali da compromettere definitivamente la struttura produttiva della nostra Regione. Per non parlare della crisi ambientale e del ruolo e il peso assunto dai poteri criminali, contro cui va rilanciata con forza la lotta.

Occorre una svolta.

Si impone la necessità di una politica che stimoli la partecipazione e che sia in grado di assicurare risposte.

Occorre contrastare le politiche clientelari e degli annunci.

Occorre serietà  negli indirizzi politici e programmatici, ma più di ogni altra cosa, un ethos civile che  dia vigore ed accompagni una reale rinascita della Campania, dopo un quinquennio di malgoverno.

Di fronte a questo stato di cose non intendiamo rimanere fermi.

Le condizioni della Campania inchiodano le forze che hanno governato con Caldoro alle loro responsabilità e rendono non percorribile qualsiasi tentativo trasformistico.

L’iniziativa si rivolge ai territori, al mondo dell’associazionismo e dei saperi, al mondo del lavoro e del non lavoro, ai giovani, alle donne, ai pensionati di questa nostra Regione; alle forze politiche che credono non più rinviabile un processo di rinnovamento, allo stesso Partito Democratico che deve uscire dal clima congressuale che sta caratterizzando la sua attuale stagione politica.

La direzione del PD ha indicato una data per lo svolgimento delle primarie, ma ha lasciato aperti i punti relativi alle scelte programmatiche e al carattere e al confine della coalizione.

Il PD non usi il rapporto con De Magistris come alibi, per guardare a destra e a forze che ancora adesso sono in giunta con Caldoro. La vicenda di Napoli va affrontata con serietà, rispetto, senza mai confondere  la necessità di dare risposte ai drammi enormi di questa grande realtà, con lo scontro politico e gli interessi di parte.

Serve un confronto chiaro, in tempi rapidi.

Un cambio di passo che parli alla Campania.

Un’iniziativa che punti a qualificare i contenuti programmatici e a superare i tatticismi in nome della chiarezza, appunto, sul carattere e i confini della coalizione e che, anche in questo momento di  iniqui tagli alle Regioni e ai Comuni, si ponga l’obiettivo, contrariamente a quanto fatto da Caldoro, di utilizzare le risorse europee.

È questa la scommessa che è di fronte alla coalizione del cambiamento e che dobbiamo concorrere a costruire.

La Campania, come a tutto il Mezzogiorno, esce penalizzata dal decreto “Sbloccaitalia”, non solo per le risorse sottratte,  ma per le norme che contiene. Norme che se finissero per i prossimi 5 anni  nelle mani di un centrodestra, che non ha avuto vergogna di partorire a luglio il collegato, impugnato poi dal governo, finirebbero  per produrre uno scempio del territorio sul piano ambientale, culturale ed economico, e un insulto alla sostenibilità, alle prerogative preziose dell’agro-alimentare e del turismo proprie della nostra regione.

È questo il quadro entro cui individuiamo le priorità su cui far convergere il programma di governo:

  • la ricostruzione su basi nuove della rete della sanità pubblica e dei servizi sociali;
  • la definizione di una proposta per il lavoro e per le politiche industriali: dal  piano straordinario per la manutenzione urbana, all’investimento in formazione e conoscenza sostenendo l’uso trasparente dei fondi disponibili, alla introduzione di misure di contrasto alle povertà e di sostegno al reddito;
  • l’apertura di un tavolo con il governo per dare una soluzione alle vertenze in corso e per impedire l’ulteriore smantellamento di aziende, oltre che per sostenere la necessità di mettere in campo nuovi investimenti;
  • la cura dell’ambiente e dei beni comuni quale scelta di una nuova prospettiva  di sviluppo economico. La green-economy non è un lusso, ma una scelta obbligata per far ripartire un nuovo modello di sviluppo, per creare lavoro, per mettere in campo innovazioni di processo e di prodotto, per produrre energia pulita.                                    Intervenire sulla terra dei fuochi,  bloccare il dissesto del territorio, mettere in campo nuove politiche abitative, affrontare il rischio vulcanico,  decidere che l’acqua e la sua gestione devono essere pubbliche e dunque sottratte alle logiche del profitto, scegliere che non è necessario costruire nuovi inceneritori,  investendo sul ciclo completo fondato sulla differenziata,  significa compiere scelte di governo nuove, di discontinuità rispetto al passato;
  • il pieno sostegno alla qualità della Scuola pubblica, al mondo della  pubblica Università e della Cultura;
  • il rilancio e la difesa  del trasporto pubblico locale, insieme al  contrasto ad un piano indiscriminato di dismissione delle partecipate, lavorando  al superamento delle criticità esistenti,  tutelando i lavoratori e le lavoratrici e garantendo il mantenimento dei servizi pubblici;
  • la costruzione della nuova Regione, sul terreno dei compiti, delle funzioni legislative e d’indirizzo, del trasferimento delle funzioni di gestione ai Comuni e alla nascente area Metropolitana

Su questa impostazioni e per  rendere visibile la nostra azione in vista del prossimo  impegno elettorale, importante quanto mai per il destino della Regione Campania, Sel, PRC, PdCI, IDV, P. del LAVORO, SIM, Assoc.R.D. hanno indetto, per presentare “Il Manifesto Per Cambiare la Campania”, una prima iniziativa per il giorno 5 Novembre alle 16 presso la sala del Consiglio Comunale via Verdi 35 Napoli.

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