Messico: Una società indignata che non vuole più piangere

di Geraldina Colotti – il manifesto

21nov2014.- Il mas­sa­cro di Iguala ha scosso il mondo e le mani­fe­sta­zioni, nella gior­nata glo­bale indetta dagli stu­denti mes­si­cani, si sono ripe­tute nei quat­tro angoli del pia­neta. La scritta «siamo tutti Ayo­tzi­napa», che rim­balza da giorni nella rete, è com­parsa su car­telli e magliette dei cin­que con­ti­nenti: a par­tire da quello lati­noa­me­ri­cano, ma anche negli Stati uniti, in Canada, in Europa. Ayo­tzi­napa, sede della Escuela Nor­mal Rural Raul Isi­dro (appar­te­nente alla catena di isti­tuti rurali, di forte tra­di­zione poli­tica) è diven­tata il sim­bolo di chi non s’arrende: all’intreccio di mafia e poli­tica che governa il Mes­sico, allo stra­po­tere di mili­tari e poli­zia, cre­sciuto nel busi­ness della sicu­rezza forag­giato dagli Usa per com­bat­tere il nar­co­traf­fico, non con pane e diritti, ma con le armi. Per espri­mere soli­da­rietà ai fami­liari degli scom­parsi, il governo argen­tino ha invi­tato gli Usa a non inviare altre armi in Messico.

Un’esortazione al deserto, essendo il Mes­sico al cen­tro dei…

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