Ken Loach, la rivoluzione è un passo di danza

DEMOCRAZIA E LAVORO

Ken Loach, prima di pre­sen­tarlo allo scorso Festi­val di Can­nes, dove era in con­corso, aveva annun­ciato che sarebbe stato il suo ultimo film, inten­zione che il regi­sta inglese ha poi accan­to­nato, almeno per ora. Non sarà dun­que il titolo finale della sua fil­mo­gra­fia que­sto Jimmy’s Hall, scritto come sem­pre da Paul Laverty (insieme a Donal O’Kelly), e ispi­rato alla figura sto­rica poco cono­sciuta di James Gral­ton (sullo schermo Barry Ward). Irlan­dese, mili­tante repub­bli­cano, in prima linea nella guerra di indi­pen­denza con­tro gli inglesi, e poi nella guerra civile, Gral­ton era stato costretto a lasciare il Paese quando l’Ira nazio­na­li­sta aveva accet­tato la divi­sione dell’isola rinun­ciando alla repub­blica. Lo man­de­ranno a New York, dove tor­nerà ancora una volta, e di nuovo esi­liato senza pro­cesso né colpe, negli anni della Grande Depres­sione, diven­tando un lea­der sin­da­cale tra i com­bat­tivi wobblies.

Il film ini­zia col ritorno di Gral­ton in Irlanda nel 1932. La madre è ormai anziana, ed è rima­sta…

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