Atene e Madrid, mai così vicine

“E’ indi­spen­sa­bile intro­durre un gra­nello di sab­bia nell’ingranaggio delle isti­tu­zioni dell’Unione. Anzi, pos­si­bil­mente più di uno.”

La poli­tica euro­pea è poli­tica interna. Ormai non pos­sono esserci più dubbi: per «cam­biare verso» all’indirizzo che, con varia inten­sità, pre­do­mina in cia­scun Paese dell’Ue, è indi­spen­sa­bile intro­durre un gra­nello di sab­bia nell’ingranaggio delle isti­tu­zioni dell’Unione.

Anzi, pos­si­bil­mente più di uno.

Non ci si è riu­sciti in occa­sione delle ele­zioni tede­sche del set­tem­bre 2013, e nem­meno nelle con­sul­ta­zioni con­ti­nen­tali dello scorso mag­gio, ma ora si pre­senta nuo­va­mente una chance: se Ale­xis Tsi­pras sie­derà nel Con­si­glio euro­peo come pre­mier della Gre­cia, l’austerità potrebbe essere all’inizio della sua fine. Non solo per gli effetti diretti dell’azione del lea­der di Syriza, ma anche per il ripo­si­zio­na­mento che potrebbe inne­scare nelle file dei capi di governo del Par­tito socia­li­sta euro­peo – incluso per­sino Mat­teo Renzi. E, ovvia­mente, per le spe­ranze che susci­te­rebbe, per l’ulteriore entu­sia­smo che infon­de­rebbe, nel fronte di oppo­si­zione in Spa­gna, l’altro stato-chiave della peri­fe­ria meri­dio­nale chia­mato al voto quest’anno.

Non a caso l’attenzione alla Gre­cia nella sini­stra…

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