Analogie e differenze nel rapporto partito-sindacato

di Paolo Favilli* – La pro­po­sta di «coa­li­zione sociale» che la Fiom ha scelto come indi­rizzo stra­te­gico è un fatto di estrema rile­vanza, forse un salto di qua­lità nella dif­fi­cile via ita­liana alla costru­zione di un sog­getto poli­tico alternativo.

Com­pito assai arduo per­ché in gran parte ine­dito, visto che stiamo per­cor­rendo un iti­ne­ra­rio aperto dopo la fine di una sto­ria durata un secolo e mezzo: la sto­ria del movi­mento ope­raio. Nello stesso tempo, però, la sto­ria del movi­mento ope­raio e quella in cui ora ci tro­viamo a vivere ed ope­rare, sono due diverse fasi di una stessa vicenda, non di una sto­ria nuova. È la sto­ria del capi­ta­li­smo dell’età con­tem­po­ra­nea, delle forme del suo muta­mento inces­sante e delle sue lun­ghe e pro­fonde con­ti­nuità. È la sto­ria delle anti­tesi e delle loro forme stret­ta­mente con­nesse a quei pro­cessi di muta­mento. È la sto­ria della lotta di classe, la cui forma odierna è negata in par­ti­co­lare da chi la conduce.

In que­sto nostro pre­sente…

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