Archivi tag: comunisti

La Stampa – Raul Castro a Obama: “Cuba resta comunista”

Cuba resta comunista. Passata l’euforia dei giorni scorsi, dopo l’avvio della normalizzazione dei rapporti con gli Usa, Raul Castro lo chiarisce in Parlamento, dove ribadisce che il Paese «non cambierà il suo sistema politico». Nel discorso, durato meno di un’ora, Castro ha proclamato la vittoria del suo popolo, ha ringraziato Obama per l’inizio di «un nuovo capitolo» ma ha anche ribadito che questa nuova fase dei rapporti non significa la fine del regime comunista a Cuba. «Come non abbiamo mai chiesto agli Usa di cambiare il suo sistema politico, chiediamo rispetto per il nostro», ha avvertito……

La Stampa – Raul Castro a Obama: “Cuba resta comunista”.

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Ken Loach, la rivoluzione è un passo di danza

DEMOCRAZIA E LAVORO

Ken Loach, prima di pre­sen­tarlo allo scorso Festi­val di Can­nes, dove era in con­corso, aveva annun­ciato che sarebbe stato il suo ultimo film, inten­zione che il regi­sta inglese ha poi accan­to­nato, almeno per ora. Non sarà dun­que il titolo finale della sua fil­mo­gra­fia que­sto Jimmy’s Hall, scritto come sem­pre da Paul Laverty (insieme a Donal O’Kelly), e ispi­rato alla figura sto­rica poco cono­sciuta di James Gral­ton (sullo schermo Barry Ward). Irlan­dese, mili­tante repub­bli­cano, in prima linea nella guerra di indi­pen­denza con­tro gli inglesi, e poi nella guerra civile, Gral­ton era stato costretto a lasciare il Paese quando l’Ira nazio­na­li­sta aveva accet­tato la divi­sione dell’isola rinun­ciando alla repub­blica. Lo man­de­ranno a New York, dove tor­nerà ancora una volta, e di nuovo esi­liato senza pro­cesso né colpe, negli anni della Grande Depres­sione, diven­tando un lea­der sin­da­cale tra i com­bat­tivi wobblies.

Il film ini­zia col ritorno di Gral­ton in Irlanda nel 1932. La madre è ormai anziana, ed è rima­sta…

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Il Partito Comunista Giapponese raddoppia i seggi

umbriapost

Il Partito comunista giapponese come minimo raddoppierà i suoi seggi in parlamento, secondo un exit poll NHK, grazie alla sua piattaforma pacifista e anti-nucleare ha fornito l’opposizione più chiara alla politica del primo ministro Shinzo Abe.

Il JCP si prevede che conquisti tra i 18 e i 24 seggi, contro gli 8 prima delle elezioni, anche se la coalizione di governo può mantenere la sua maggioranza di due terzi nella camera bassa.
I comunisti hanno chiesto di rottamare un aumento delle imposte sulle vendite previsto per il 2017 e che il Giappone rimanga fuori dalla Trans-Pacific Partnership, un accordo commerciale regionale favorita da Abe. Il leader del Partito Kazuo Shii si è opposto al riavvio delle centrali nucleari chiuse dopo il disastro di Fukushima nel 2011, così come alla rivisitazione della costituzione pacifista imposto dagli Stati Uniti per permettere al Giappone di difendere altri paesi.

“E’ l’unico partito di…

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Cuba, Oliver Zamora Oria: «Adesso Obama può togliere il blocco»

il manifesto di Geraldina Colotti
Da Alba Informazione

ALBAinformazione

di Geraldina Colotti – il manifesto

Intervista. A Roma, l’analista cubano esperto in relazioni internazionali

«A Cuba non stiamo tor­nando al capi­ta­li­smo, ma i tempi sono cam­biati e il socia­li­smo dev’essere crea­tivo per affron­tare nuove sfide», dice al mani­fe­sto Oli­ver Zamora Oria. Ana­li­sta poli­tico e scrit­tore, volto noto della Tv cubana, segue in par­ti­co­lare le rela­zioni tra Stati uniti e Cuba. Zamora è in Ita­lia su invito dell’Associazione di ami­ci­zia Italia-Cuba. Lo abbiamo incon­trato alla Sapienza, durante un dibat­tito orga­niz­zato dalla rete di soli­da­rietà Cara­cas Chiama nell’aula occu­pata “Tre Ser­rande”. Attor­niato dagli stu­denti, Zamora risponde alle domande senza ritro­sie. Parla del ruolo dei gio­vani, della demo­cra­zia e delle isti­tu­zioni cubane. «A Cuba e nel resto dell’America latina — dice – gli stu­denti sono il motore del cam­bia­mento: in Cile, le loro mani­fe­sta­zioni hanno inne­scato un grande movi­mento, costruito alleanze con i mina­tori e con altri set­tori col­piti dal neo­li­be­ri­smo, che ha avuto in Cile il suo labo­ra­to­rio più feroce…

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Perché l’appartenenza di Mandela al Partito Comunista è importante

umbriapost

di Martin Plaut – da New Statesman

Il giorno della morte di Mandela il Partito comunista sudafricano scelse di rivelare un fatto che era stato a lungo negato: che egli era un membro del partito.

Anzi, al momento del suo arresto egli faceva parte del Comitato Centrale. La dichiarazione recita: “All’epoca del suo arresto nell’agosto 1962, Nelson Mandela non solo era un membro dell’allora clandestino Partito comunista sudafricano, ma faceva parte del Comitato Centrale del partito. Dopo la sua liberazione dal carcere nel 1990, Madiba divenne un grande e fidato amico dei comunisti fino alla fine dei suoi giorni”.

Commentando questa rivelazione, il colonnista del New York Times, nonché precedentemente corrispondente da Mosca e Johannesburg, Bill Keller, è stato ottimista: “La breve appartenenza di Mandela al Partito comunista sudafricano, e la sua alleanza di lungo termine con comunisti più devoti, parla più del suo pragmatismo che della sua ideologia”. Non è chiaro da cosa Keller deduca che l’appartenenza di…

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Quando Berlinguer annunciava la palude

DEMOCRAZIA E LAVORO

di Alberto Burgio, il manifesto – «I par­titi di oggi sono soprat­tutto mac­chine di potere e di clien­tela. Gesti­scono tal­volta inte­ressi loschi, senza per­se­guire il bene comune. La loro stessa strut­tura orga­niz­za­tiva si è ormai con­for­mata su que­sto modello. Non sono più orga­niz­za­tori del popolo, for­ma­zioni che ne pro­muo­vono la matu­ra­zione civile: sono piut­to­sto fede­ra­zioni di cama­rille, cia­scuna con un boss e dei sotto-boss. Ecco per­ché dico che la que­stione morale è il cen­tro del pro­blema ita­liano. Se si con­ti­nua in que­sto modo, in Ita­lia la demo­cra­zia rischia di restrin­gersi e di sof­fo­care in una palude». A quanti sono tor­nate in mente in que­ste ore le parole di Enrico Ber­lin­guer nella famosa inter­vi­sta alla Repub­blica del feb­braio 1981? Sono tra­scorsi più di trent’anni e la palude ormai ci sommerge.

Nel ven­ti­cin­que­simo della morte ci si ricorda final­mente di Leo­nardo Scia­scia. Anche Scia­scia lan­ciò l’allarme. «La palma va a nord», scrisse: mar­cia alla con­qui­sta del paese. Allu­deva al…

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Sono comunista, sono pericolosa

Torniamo, dunque, senza paura e senza esitazioni, alle nostre parole.
Riappropriamocene, propaghiamole con coraggio e orgoglio e non per scagliarle contro Renzi e il suo governo, ma per portare chiunque ricordi anche vagamente cosa significhi essere di sinistra a fargli comprendere che una nuova sinistra non solo può esistere ma che oggi più che mai, deve esistere.

Essere Sinistra

10410556_778229185550438_5087644138560529850_n (Immagine dalla pagina Facebook “Soffia ancora il vento”)

di Ivana FABRIS

Ebbene sì, lo dico ad alta voce: sono comunista e sono pericolosa.
Non sono una comunista da soviet e non lo sono mai stata, non sono pericolosa come lo intendeva la narrazione democristiana al tempo e berlusconiana più recentemente.
Lo sono perché non temo di schierarmi ed essere di parte così come lo intendeva Gramsci e dalla parte di chi ha meno, di chi è sfruttato, di chi è oppresso, di chi è in ginocchio e vuole rialzare la testa, di chi chiede dignità del lavoro, di chi chiede equità nella qualità della vita e nella ripartizione delle risorse.
Lo sono perché ho il coraggio di dire NO a chi vuole distruggere 50 anni di lotte politiche e sociali che hanno mirato ad ottenere un paese più giusto, riuscendovi anche in molti ambiti, e lo fanno rinnegando non solo…

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Una dichiarazione dal basso: «Cambiare il sistema, non il clima»

La parte del vertice Onu sul clima che non ci hanno vedere.
Geraldina Colotti – il manifesto

ALBAinformazione

di Geraldina Colotti – il manifesto

22set2014.- Movimenti. Dieci azioni concrete per evitare la catastrofe. A New York, il segre­ta­rio gene­rale delle Nazioni unite, Ban Ki-moon ha incon­trato anche i lea­der pro­gres­si­sti dell’America latina invi­tati alla con­fe­renza sul clima, come la pre­si­dente del Cile, Michelle Bache­let. Bache­let ha illu­strato i pro­gressi com­piuti dal con­ti­nente lati­noa­me­ri­cano e le pre­oc­cu­pa­zioni della regione per l’ecosistema in zone sen­si­bili quali l’Amazzonia e il Cono sud. Evo Mora­les, pre­si­dente della Boli­via e altri suoi omo­lo­ghi socia­li­sti come il vene­zue­lano, Nico­las Maduro, hanno par­te­ci­pato ieri anche alla Con­fe­renza mon­diale sui Popoli indi­geni, in cui hanno espo­sto la loro posi­zione «antim­pe­ria­li­sta» per la difesa della «Madre terra» e con­tro «l’escalation bel­lica» in Ucraina, Medio­riente, Siria e Iraq.

I pre­si­denti socia­li­sti si fanno inter­preti delle istanze espresse dai movi­menti nel con­ti­nente lati­noa­me­ri­cano nelle assem­blee dei mesi scorsi e sin­te­tiz­zate nello slo­gan: «Cam­biare il sistema non il clima». Lot­tare con­tro «il modello capi­ta­li­stico predatorio»per risol­vere alla radice le cause…

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