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Confessione (amara) di un uomo di sinistra

giubberosse

E ora che cosa rispondo a chi mi dice: sono tutti uguali, tutti rubano alla stessa maniera? Che cosa rispondo a chi mi ripete che la politica è roba sporca, che tanto destra o sinistra non fanno differenza perché ognuno si fa gli affari propri? Che cosa rispondo ai miei figli ai quali ho insegnato che la sinistra in cui credo si batte per il rispetto degli altri, l’onestà nei comportamenti, il coraggio di stare dalla parte dei più deboli, la tutela del bene comune? Che cosa rispondo a me stesso dopo che per quarant’anni ho pensato che stare da quella parte volesse dire impegnarsi per cambiare il mondo e con il mondo noi stessi e sentirsi sempre dentro una comunità che era attraversata dalla bellezza di fare politica, di pensare agli altri e poi di pensare che tutti insieme forse si può costruire qualcosa di diverso e di nuovo?

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Quando Berlinguer annunciava la palude

DEMOCRAZIA E LAVORO

di Alberto Burgio, il manifesto – «I par­titi di oggi sono soprat­tutto mac­chine di potere e di clien­tela. Gesti­scono tal­volta inte­ressi loschi, senza per­se­guire il bene comune. La loro stessa strut­tura orga­niz­za­tiva si è ormai con­for­mata su que­sto modello. Non sono più orga­niz­za­tori del popolo, for­ma­zioni che ne pro­muo­vono la matu­ra­zione civile: sono piut­to­sto fede­ra­zioni di cama­rille, cia­scuna con un boss e dei sotto-boss. Ecco per­ché dico che la que­stione morale è il cen­tro del pro­blema ita­liano. Se si con­ti­nua in que­sto modo, in Ita­lia la demo­cra­zia rischia di restrin­gersi e di sof­fo­care in una palude». A quanti sono tor­nate in mente in que­ste ore le parole di Enrico Ber­lin­guer nella famosa inter­vi­sta alla Repub­blica del feb­braio 1981? Sono tra­scorsi più di trent’anni e la palude ormai ci sommerge.

Nel ven­ti­cin­que­simo della morte ci si ricorda final­mente di Leo­nardo Scia­scia. Anche Scia­scia lan­ciò l’allarme. «La palma va a nord», scrisse: mar­cia alla con­qui­sta del paese. Allu­deva al…

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LAVORO, SOLO 316 SÌ: IL GOVERNO A UN VOTO DALLA SFIDUCIA (Wanda Marra).

Triskel182

palude38 DEPUTATI DEL PD FUORI DALL’AULA. RENZI ADESSO È IN GRANDE DIFFICOLTÀ ANCHE ALLA CAMERA. TRA I SUOI CRESCE LA VOGLIA DI URNE CON CONSULTELLUM.

Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd, tessitore di natura, e di indole solitamente calmissima, quando il tabellone di Montecitorio fotografa il voto sulla riforma del lavoro, è palesemente nervoso e irritato. La maggioranza al jobs act è di 316 voti. Solo uno sopra la soglia della sfiducia. Nonostante il tentativo portato avanti per tutto il giorno dai vertici dem per arrivare a una mediazione, in 38 del Pd non hanno partecipato al voto. Con loro anche Forza Italia, l’altra gamba non formale, ma sostanziale che sta tenendo in piedi la legislatura.  I RENZIANI parlano di “scorrettezza” e di “mancanza di coraggio”: se fanno così, dovrebbero andarsene, il ragionamento di molti. “Ma non sono capaci”.

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Minoranza Pd: la Brigata Don Abbondio dei Civati, Mineo e Ricchiuti

“Buon lavoro e buon dissenso disinnescato”.

umbriapost

di Andrea Scanzi, www.ilfattoquotidiano.it – Non vorrei che lo sfogo lisergico della “dissidente” Ricchiuti passasse sotto silenzio. Premessa: da qualche mese, assieme ad altri deputati e senatori, Lucrezia Ricchiuti svolge (senz’altro in buonafede) il ruolo della foglia di fico di sinistra del Pd. Lei, Tocci, Mineo, Civati e un’altra decina di parlamentari piddini si costernano, si indignano e si impegnano, poi però gettano la spugna con gran dignità. Come nella Don Raffaé di Fabrizio De André. Con la loro presenza garantiscono quel 5-6% (forse più e forse meno) di voti a Renzi da parte di quegli elettori ex Pci/Pds/Ds che oggi dicono “Renzi mi sta sugli zebedei e sembra pure un po’ babbeo, però voto Pd perché c’è Civati e in fondo è ancora un partito di sinistra”. Ogni giorno la Brigata Don Abbondio dei Civati & Mineo va in tivù e sui giornali a…

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Civati e il “grande spazio a sinistra”, ma senza scissione

Da L’Huffington post

umbriapost

Pippo Civati non vuole la scissione nel Pd, ma al gioco di Matteo Renzi, spiega, non ci sta. “Se Renzi gioca ad alzare i toni e a mettere etichette, allora lo farà anche io. E gli dico: Matteo non stare sereno”.Il dissidente del Pd è convinto che “Renzi cerca l’incidente che gli permetta di andare alle elezioni. E gioca sulle rispettive responsabilità. Per quanto mi riguarda, non voglio una scissione, ma un partito maggioritario deve considerare che ha un’articolazione interna. Non c’è solamente la vecchia guardia. Io non ne faccio parte, e come Renzi voglio fare le riforme. Soltanto che voglio farle per bene. Non intendo continuare a essere tacciato di conservatorismo”. C’è una parte del Pd che si schiera contro il Jobs act e contro la Legge di Stabilità, che potrebbe votare in dissenso dalla linea del partito, e che potrebbe subire provvedimenti: “Affrontare come una questione disciplinare un…

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MA CHI VOGLIONO PRENDERE PER I FONDELLI ?

“Contestano a parole la leadership di Renzi, ma che poi finiscono sempre per votargli a favore”

Il Malpaese e Il Belpaese

Perchè la gente dovrebbe fidarsi ancora della Camusso e dei cosiddetti dissidenti del PD? dove erano la Camusso e il PD quando Marchionne imponeva il suo diktat ai lavoratori Fiat e iniziava lo smantellamento degli stabilimenti in Italia? Dove erano la Camusso quando Monti e la Fornero, grazie anche ai voti del PD, facevano macelleria sociale ai danni dei pensionati da fame, degli esodati, dei precari, ecc.. ecc..? Dove era la Camusso quando il governo Monti, sempre grazie ai voti del PD, metteva il pareggio di bilancio obbligatorio nella nostra costituzione? Perchè non proclamò mai lo sciopero generale ad oltranza per cercare di salvare i diritti dei lavoratori, le fabbriche e i posti di lavoro? A che cosa servirebbero altrimenti un sindacalista e un sindacato? Io l’ho vista soltanto strafogarsi a pranzo in compagnia di Mario Monti ! E dove erano anche Civati, Cuperlo, Marino…. e tutti quelli che oggi…

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