Archivi tag: Riforma

PROVINCE, 20.000 DIPENDENTI CHE FARANNO SALIRE I COSTI (Stefano Feltri e Carlo Tecce).

Triskel182

ProvinceUN DOSSIER DI COTTARELLI SPIEGAVA COME RISPARMIARE, MA IL GOVERNO ARCHIVIA.

Con la spartizione politica di poltrone quasi simboliche, le Province si sono estinte un paio di mesi fa e sono risorte con la nomina di consigli e presidenti, che spesso sommano la carica di sindaco nel comune capoluogo. In attesa che il 31 dicembre le Regioni stabiliscano il perimetro d’azione di questi emaciati enti, che avranno in gestione soltanto il servizio scolastico e la manutenzione stradale, ci sono 20.000 dipendenti provinciali in bilico. Un emendamento del governo alla legge di Stabilità prevede riduzioni d’organico di 55.000 lavoratori, il 50 per cento per le vecchie Province e 30 per cento per le nuove Città Metropolitane. Ci sarà una ricollocazione di massa anche verso altri uffici pubblici, più per non creare 20.000 disoccupati che per esigenze reali. 

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IL JOBS ACT, UNA LEGGE AVVELENATA FIDUCIA TRA GLI SCONTRI IN PIAZZA (Salvatore Cannavò).

Triskel182

Job act

ALTRO CHE CONTRATTO UNICO, IL MERCATO DEL LAVORO RESTERÀ FRAMMENTATO.

L’approvazione del Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro, tramite il voto di fiducia era un fatto scontato. Soprattutto dopo che la minoranza Pd aveva annunciato il suo “sì con riserva”. Una presa di responsabilità da parte degli oppositori di Matteo Renzi che ha chiuso una stagione di scontri interni (anche se un solitario Corradino Mineo ha annunciato il suo “no”): 166 voti a favore, 112 contrari e un astenuto, il conto finale. Matteo Renzi festeggia su Twitter: “L’Italia cambia davvero. Questa è #lavoltabuona. E noi andiamo avanti”.  IL VOTO DI FIDUCIA sulla legge delega – una fiducia al quadrato  – non è avvenuto però nel silenzio totale. In mattinata, sulle strade, si è consumata la protesta degli attivisti “per lo sciopero sociale” che hanno provato a “circondare il Senato”. Appuntamento in piazza S. Andrea della Valle…

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Gallino: “Il Jobs Act? Una pericolosa riforma di destra”

Da la Repubblica di ieri un’intervista al sociologo Luciano Gallino sul Jobs Act in approvazione oggi al Senato.

DEMOCRAZIA E LAVORO

Il sociologo boccia nettamente il provvedimento del governo che sta per diventare legge: “Non arginerà la piaga della precarietà né rilancerà l’occupazione. Siamo alla mercificazione del lavoro. Renzi continua le politiche di destra di taglio ai diritti. È un fedele esecutore dei diktat della Troika”. E rilancia qui la proposta di una moneta parallela all’euro “per mitigarne i disastri”.

Domani, mercoledì 3 dicembre, è il fatidico giorno. Il premier Renzi, l’Europa e i mercati lo auspicano da tempo, meno gli operai, i precari e gli studenti che saranno in piazza ad assediare il Senato. Finito l’iter il Jobs Act sarà legge, per il sociologo Luciano Gallino siamo “alla mercificazione del lavoro, è un provvedimento stantio e pericoloso”.

Scusi professore, lei parla di un progetto vecchio eppure il governo – che del nuovismo ha fatto un cavallo di battaglia – lo sponsorizza proprio per modernizzare il Paese. Dov’è l’imbroglio?

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LAVORO, SOLO 316 SÌ: IL GOVERNO A UN VOTO DALLA SFIDUCIA (Wanda Marra).

Triskel182

palude38 DEPUTATI DEL PD FUORI DALL’AULA. RENZI ADESSO È IN GRANDE DIFFICOLTÀ ANCHE ALLA CAMERA. TRA I SUOI CRESCE LA VOGLIA DI URNE CON CONSULTELLUM.

Lorenzo Guerini, vice segretario del Pd, tessitore di natura, e di indole solitamente calmissima, quando il tabellone di Montecitorio fotografa il voto sulla riforma del lavoro, è palesemente nervoso e irritato. La maggioranza al jobs act è di 316 voti. Solo uno sopra la soglia della sfiducia. Nonostante il tentativo portato avanti per tutto il giorno dai vertici dem per arrivare a una mediazione, in 38 del Pd non hanno partecipato al voto. Con loro anche Forza Italia, l’altra gamba non formale, ma sostanziale che sta tenendo in piedi la legislatura.  I RENZIANI parlano di “scorrettezza” e di “mancanza di coraggio”: se fanno così, dovrebbero andarsene, il ragionamento di molti. “Ma non sono capaci”.

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Piergiovanni Alleva: l’articolo 18 contro il turnover drogato

Da il manifesto

DEMOCRAZIA E LAVORO

La retorica della tutela del lavoratore e non del posto di lavoro si riduce a una ben magra figura quando si esamina il testo della delega sulla «flexicurity», il sistema di ammortizzatori sociali previsto dal governo. Del decreto Poletti e del Jobs Act II, che contiene tra l’altro il via libera al demansionamento e allo spionaggio elettronico, proprio nulla merita di essere salvato

Lo scon­tro poli­tico sul Jobs Act entra nel vivo, ed è dun­que oppor­tuno ricor­dare alcuni punti cen­trali del con­flitto, tenendo conto di ulte­riori ele­menti che emer­gono dalla legge di sta­bi­lità dell’anno 2015:

1) Il primo punto è ovvia­mente quello della per­ma­nenza, oppure, della abro­ga­zione o, al con­tra­rio, dell’estensione a tutti i lavo­ra­tori della fon­da­men­tale norma dell’art. 18 dello Sta­tuto, della cui valenza pre­ven­zio­ni­stica di licen­zia­menti arbi­trari e anti­ri­cat­ta­to­ria, si è detto più volte, sot­to­li­neando la sua fun­zione di garan­zia della dignità del lavo­ra­tore che rende logica e natu­rale la sua esten­sione e non già la…

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